[
www.quartopotere.org ]
Riforma
del reato di diffamazione: allarme rosso!
Nella quasi
assoluta indifferenza di agenzie di stampa, giornali, radio e tv é
iniziato da un mese alla Commissione Giustizia del Senato l'esame della
riforma della diffamazione approvata alla Camera il 26 ottobre scorso.
Nelle quattro sedute, tenutesi il 13, 18 e 19 gennaio e il 1° febbraio,
delle quali accludo i resoconti (allegato 1) i senatori di tutti i partiti
hanno fatto quasi a gara nel sollecitare modifiche ed emendamenti di gran
lunga peggiorativi rispetto al testo votato a Montecitorio. E' una lettura
amena che dimostra la scarsissima considerazione che hanno i senatori
della classe giornalistica.
Non sembra quindi sufficiente la richiesta di audizione inviata il 3 febbraio
scorso dal Segretario generale della Fnsi Paolo Serventi Longhi al Presidente
della Commissione Giustizia del Senato Antonino Caruso (An): la categoria
deve, invece, svegliarsi e mobilitarsi al più presto per ottenere
una riforma della diffamazione con le necessarie modifiche richieste,
perché il Senato non solo vuole bruciare i tempi, ma soprattutto
intende bocciare tutte le proposte della FNSI, del Consiglio dell'Ordine
Nazionale dei Giornalisti e dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani a
tutela dei colleghi e degli stessi cittadini che hanno diritto, in base
all'articolo 21 della Costituzione, ad essere correttamente informati.
C'è, ad esempio, chi vuole ripristinare il carcere per i giornalisti
in caso di diffamazione o comunque raddoppiare o triplicare le sanzioni
pecuniarie penali. Chi mira all'interdizione dalla professione da parte
del giudice - con conseguente possibile licenziamento - di tutti i giornalisti
- Direttori compresi - in caso di recidiva della condanna per diffamazione.
C'é anche chi vuole ripristinare i 5 anni (anziché ridurre
il termine ad 1 anno) per intentare causa civile di risarcimento danni
da diffamazione. Oppure chi vuole assurdamente trasformare il nuovo "tetto"
massimo di risarcimento di 30 mila Euro addirittura in un "tetto"
minimo e introdurre una rettifica con lo stesso risalto dell'articolo
ritenuto difafmatorio, accompagnata dalle scuse del giornalista o del
giornale. C'é chi vorrebbe spostare il processo penale dal tribunale
al giudice di pace con conseguente abolizione del grado di appello e possibilità
di ricorso diretto in Cassazione, ma solo per motivi di diritto. Con il
risultato di veder condannare la maggior parte dei colleghi processati
per diffamazione con ricadute pesantissime anche sul piano civilistico
(sequestro di beni e pignortamento di auto, casa, stipendio e pensione).
Insomma, si profila una riforma, che non solo suscita molte perplessità
e preoccupazioni per gli effetti negativi - se non disastrosi - per la
categoria a causa delle ripercussioni sul corretto esercizio della professione
giornalistica, ma che fa quasi rimpiangere la normativa attualmente in
vigore!
Al disegno di legge n. 3176 é stato per ora accluso solo il disegno
di legge n. 59 dei senatori Eufemi, Cutrufo, Ciccanti, Meeleleo, Gaburro
e Zanoletti (Udc), ma non ancora il disegno di legge n. 139 del senatore
Sauro Turroni (Verdi), che sarà allegato nei prossimi giorni.
Pierluigi Roesler Franz
Consigliere Nazionale FNSI
Roma, 14 febbraio 2005
Roma, 14 febbraio 2005
Per contattare Quarto Potere, scrivi all'indirizzo: news@quartopotere.org.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

|