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Messina,
comunicato stampa... sotto inchiesta
due giornalisti a giudizio per diffamazione
MESSINA - Rieccolo, il reato di diffamazione. Questa volta a mezzo...
"comunicato"; con l'immancabile rinvio a giudizio.
Una vicenda ancor più singolare perchè a sentirsi diffamato
è un parlamentare-giornalista, Nichi Vendola, libero di esprimere
giudizi anche fortemente sopra le righe ma pronto a dolersi se due consiglieri
dell'Ordine di Sicilia gli replicano e contestano le accuse. Conclusione:
il gip ravvisa il reato di diffamazione e spedisce a processo l'attuale
presidente dell'Ordine siciliano dei giornalisti Bent Parodi e l'ex consigliere
Enzo Raffaele.
La vicenda di sfondo? Un'indagine della Commissione antimafia a Messina
su corruzione e collusioni che investivano il Palazzo di Giustizia, l'Università
e altre istituzioni. Vendola, allora vicepresidente della Commissione
antimafia, in un incontro con i giornalisti definisce la Gazzetta del
Sud nientemeno che "ufficio stampa del verminaio" messinese.
L'Ordine dei giornalisti, su iniziativa di Parodi e Raffaele autori di
un comunicato, esprime solidarietà ai colleghi offesi; Vendola
controreplica e li querela.
Come dire: dalle parole... ai fatti. Rispunta la durlindana della diffamazione,
che secondo la "parte lesa" trasuda da espressioni usate nel
comunicato come "campagna diffamatoria promossa dal deputato Vendola"
e "accuse prive di fondamento, insinuazioni e aggettivazioni calunniose".
Il tutto, aggravato dal fatto di aver chiamato in causa l'Ordine dei giornalisti.
Così, un deputato che invita a osare di più e sferza la
nostra categoria, poi si duole e ricorre al giudice e chiede di bacchettarli
per essersi difesi dai suoi attacchi.
Quarto Potere
24
ottobre 2003
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