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Acqua
minerale, qualcuno vuol darcela a bere
Dibattito a Milano il 23 ottobre alle 18
sul libro-denuncia di Giuseppe Altamore
Alla libreria
Feltrinelli di corso Buenos Aires, 33
Milano
Anna Bartolini
Comitato Consumatori UE
presenta il
volume
Qualcuno vuol darcela a bere
Acqua minerale, uno scandalo sommerso
di Giuseppe Altamore -- Fratelli Frilli Editori
interverranno
Paolo Martinello (Presidente Altroconsumo)
Giulio Burchi (PresidenteMetropolitana Milanese gestore del Servizio Idrico
Integrato di Milano)
Durante l’incontro verranno fornite le analisi sulla potabilità
dell’acqua erogata in città.
Sarà presente
l’Autore
IL LIBRO: È
una lunga storia quella delle acque minerali italiane raccontata nel libro
dal titolo: Qualcuno vuol darcela a bere, una inchiesta che racconta come
una potentissima lobby ha potuto condizionare le scelte politiche di vari
governi fino ad ottenere una legislazione troppo attenta alle esigenze
commerciali dei produttori di acque minerali e poco rispettosa della salute
dei consumatori. Con un paradosso incredibile: spulciando la legge si
scopre che l’acqua di rubinetto può essere più sicura
della minerale. Esistono infatti controlli e limiti più severi
relativi alla presenza di sostanze tossiche nell’acqua potabile.
L’arsenico per esempio, non può superare la concentrazione
di 10 microgrammi per litro. Chi beve acqua minerale invece può
ritrovarsi nel bicchiere una dose fino a 50 microgrammi per litro. Il
libro spiega quali interessi hanno spinto l’industria dell’acqua
minerale a usare ogni mezzo per condizionare le scelte del Parlamento,
fino a bloccare almeno due tentativi di riforma della normativa che regola
il settore. Si racconta come un perito chimico italiano sia riuscito a
far avviare una procedura d’infrazione dell’Unione europea
nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle direttive
europee in materia di tutela della salute dei consumatori e come ancora
una volta l’abbiano spuntata le multinazionali dell’acqua,
che sono riuscite ad aggirare le raccomandazioni dell’Organizzazione
mondiale della sanità e perfino le severe norme del Codex alimentarius
che regolano il commercio internazionale. Ma che cosa hanno da nascondere
i produttori di acqua minerale? Intanto, l’Italia sarà obbligata
a recepire una nuova Direttiva europea che entrerà in vigore dal
prossimo anno. Per le multinazionali non sarà facile adeguarsi
alle norme sanitarie più severe e per i consumatori, finalmente,
ci saranno più garanzie.
L’autore. Giuseppe
Altamore (1956), laureato in sociologia, giornalista, vive e lavora a
Milano. Come vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana” si
occupa prevalentemente di economia, di consumi e di sicurezza alimentare
con diverse inchieste dedicate all’affaire delle acque minerali.
È autore di tre libri: Europa, istruzioni per l’uso (Oscar
Mondadori, 1992); Tutte le parole dell’economia (Oscar Mondadori,
1994); Personal budget (Sole24 Ore, 2001).
Pagg. 200 € 14.00
Redazionale ( breve
intervista all’autore )
1) Nel suo
libro sostiene che l'acqua minerale può essere meno sicura dell'acqua
di rubinetto. Da che cosa nasce questa sua idea?
Non c'è alcun mistero. Esistono due normative, una per ogni tipo
di acqua. Il problema è che esistono due pesi e due misure: parametri
più restrittivi per l'acqua di rubinetto e parametri più
generosi per la minerale. Incominciamo dal numero dei parametri presi
in esame: sono 200 per gli acquedotti e soltanto 48 per l'acqua minerale.
Possiamo avere un limite per i sali nell'acqua di rubinetto e nessun limite
per l'acqua minerale. La concentrazione massima di arsenico nella minerale
può essere di 50 microgrammi/litro (ma fino al 2001 poteva arrivare
a 200!), mentre se si beve dal rubinetto il limite è di 10 microgrammi/litro,
così come raccomandato dall'Oms sin dal 1993.
2) Come mai esistono queste differenze?
Le differenze ci sono perché l'acqua minerale è passata
dalle farmacie agli scaffali dei supermercati e ha molto spesso sostituito
l'acqua potabile senza che ci fosse un aggiornamento della normativa che
tenesse conto del massiccio e anche eccessivo consumo di acqua minerale.
Ricordo che siamo i primi "bevitori" al mondo con 172 litri
pro capite in un anno e una spesa media per famiglia di 260 euro. Ma l'acqua
minerale non si può bere constantemente e in sostituzione dell'acqua
di rubinetto.
3) Perché?
Per la ragione molto semplice: l'acqua minerale non è acqua "potabile",
ma è un acqua terapeutica con indicazioni e controindicazioni che,
però, non ci sono sull'etichetta. In questo periodo molte pubblicità
sottolineano che la tale marca "è povera di sodio", ma
se al contrario la concentrazione di questo sale è alta, non c'è
l'obbligo di indicare che non è adatta per chi soffre di malattie
cardiovascolari. Per non parlare dei nitrati...
4) Anche l'acqua minerale può avere i nitrati?
Sì, a volte in quantità superiore a quanto ne possiamo trovare
se beviamo dal rubinetto. Ma non è questo il punto. La legge dice
che se un'acqua contiene fino a 10 milligrammi/litro di nitrati il produttore
può scrivere in etichetta che è "particolarmente adatta
per la prima infanzia". Ma se quel limite viene superato non è
previsto l'obbligo di indicare che può far male o è nociva
perché può causare la blue baby.
5) Allora le etichette non dicono tutto?
Le etichette non sono limpide. Ci sono poche informazioni, per esempio
manca del tutto l'elenco di 19 sostanze tossiche che devono essere tenute
sottocontrollo. Chi acquista un'acqua minerale non è in grado di
valutare se può bere quel tipo di acqua in relazione al suo stato
di salute.
6) Perché nessuno interviene?
Non è facile intervenire in questo. Il settore è fortissimo:
nel 2002 ha fatturato 5.500 miliardi di vecchie lire. La lobby dei produttori
ha sempre cercato di evitare che fosse applicata una normativa che li
penalizzasse. Almeno fino al 2001...
7) E che cosa è successo nel 2001?
A seguito dell'apertura di una procedura d'infrazione comunitaria, l'Italia
ha dovuto giocoforza modificare la normativa e ha introdotto dei parametri
più severi per alcuni inquinanti, che ha messo nei guai i produttori.
8) Le inchieste della magistratura si riferiscono a questi parametri ignorati?
Sì, in particolare a sei parametri relativi a sostanze chimiche
organiche (idrocarburi, fenoli e altro) che non possono più esserci
neppure in traccia nell'acqua imbottigliata. In questo momento ci sono
15 procure della repubblica che indagano e il ministero della Salute ha
rilevato che ci sono 211 marche fuorilegge. I produttori hanno 60 giorni
di tempo per mettersi in regola.
9) Intanto è in arrivo una nuova direttiva europea...
L'Italia deve applicare la direttiva 40 del 2003 a partire dal 1°
gennaio 2004. L'etichetta diventa un po' più trasparente e le sostanze
indesiderabili o tossiche avranno limiti più severi e più
vicini a quelli applicati per l'acqua di rubinetto. Ma la direttiva fa
qualche regalo ai produttori che per il nichel e il boro avranno tempo
di adeguarsi fino al 2008.
10) Insomma, meglio bere dal rubinetto?
Direi di sì. Ma anche sul fronte degli acquedotti c'è molto
da fare. Grazie a una normativa più severa, che entrerà
in vigore dal 1° gennaio 2004, potremo pretendere di avere acqua di
ottima qualità e senza odore di cloro al rubinetto di casa.
17 ottobre 2003
Per contattare Quarto Potere, scrivi all'indirizzo: news@quartopotere.org.
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