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RAI/Campanilismi
e ipocrisie (di Quarto Potere)
L'hanno chiamato mercato
delle vacche ma noi non ci candalizziamo per questo. Non siamo così
ipocriti, lo sapevamo già e ce l'aspettavamo. Che differenza fa
se ora lo spettacolo (anzi, l'avanspettacolo) ha lasciato le quinte e
si è presentato sul palcoscenico? Quando Bruno Vespa dichiarò
da direttore del TG1 "Il mio editore di riferimento è la Democrazia
Cristiana", provocò solo reazioni di sdegno. Tutti fecero
finta di non capire. Nessuno ebbe il coraggio civile di valutare seriamente
quella dichiarazione.
Anche il sindacato dei giornalisti mise la testa sotto la sabbia come
se non sapesse che il direttore del più importante telegiornale
d'Italia si decideva in piazza del Gesù. Fu l'apoteosi dell'ipocrisia
di chi non mirava a una reale riforma dal sistema radiotelevisivo ma più
semplicemente ad impadronirsi di quello strumento di comunicazione di
massa che, se ben gestito, è in grado di condizionare il consenso.
La FNSI è stata per anni lottizzata da tutti i partiti politici
e a partire dagli anni '90 ha aderito acriticamente alla gestione RAI
della sinistra che ha tradito le aspettative di una seria e concreta riforma.
Il risultato di questa cattiva memoria ci ha portato alla situazione odierna
con lo sgarbo istituzionale (una volta pudicamente tenuto riservato) diventato
pubblico.
Forse questo è un bene. Noi speriamo che finalmente ora qualcuno
(e tra gli altri il nostro sindacato) si svegli e reagisca.
Per carità, nessuno vuole difendere Baldassarre e Albertoni. Vorremmo
solo far capire che non si riforma la Rai rifiutando tout court il trasferimento
di una rete a Milano che noi di Quarto Potere riteniamo tutto sommato
un fatto nuovo e positivo. Il giudizio favorevole lo diamo non per campanilismo
né, come ha affermato Albertoni in un'intervista, per vedere sceneggiati
sui garibaldini e ascoltare stornelli in lumbard. Occorre spezzare la
commistione tra politica e informazione. E questa può essere una
buona occasione: lo spostamento della rete 2 a Milano dovrebbe significare
un riacquisto di competitività ed efficienza, con conseguente miglioramento
qualitativo complessivo. Ed è ora di sollevare un altro problema
che il nostro sindacato non ha ancora affrontato: il conflitto di interesse
non riguarda solo Berlusconi e la sua Mediaset (attenzione! Noi lo consideriamo
gravissimo e incompatibile con una corretta interpretazione della democrazia
e non intendiamo per nessun motivo sottostimarlo).
Non si può però essere così miopi da non capire che
lo stesso problema riguarda il rapporto tra la politica e la comunicazione
(si badi bene, non solo la Rai). E non ci si deve scandalizzare e lottare
solo quando il presidente del Consiglio tenta di impadronirsi del Corriere
della Sera attraverso imprenditori di sua fiducia o prestanome. Noi allo
stesso modo ci indigniamo quando si impadroniscono dei media, anch'essi
attraverso prestanome, i partiti o le lobby politiche i cui interessi
non sempre sono esplicitamente confessabili. Noi crediamo che il ruolo
dell'informazione debba essere antagonista e critico e non suddito e compiacente.
Quello cui stiamo assistendo il questi giorni in Rai, dunque, non è
il primo mercato delle vacche e non sarà l'ultimo finché
la politica (tutta la politica: quella di destra e quella di sinistra)
non deciderà di tirarsi fuori dalla Rai e da tutto il sistema dell'informazione.
Discutere della privatizzazione Rai, di come farla, è a questo
punto unnodo ineludibile. Perciò proponiamo al vertice della Fnsi
una rivoluzione culturale: per il sindacato dei giornalisti è arrivato
il momento di sbarazzarsi degli storici legami di sudditanza con la politica
e di volare (finalmente) alto.
Quarto Potere
Febbraio
2003
Per contattare Quarto Potere, scrivi all'indirizzo: news@quartopotere.org.
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