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RIPRENDIAMOCI
IL QUARTO POTERE
Ecco la bozza di manifesto
programmatico preparata dai promotori di "Quarto Potere", gruppo
che intende rinnovare il Sindacato e l’Ordine e si definisce "motore
di ricerca dell'onore perduto dei giornalisti".
1) Vogliamo organizzare
un nuovo movimento di riscossa dei giornalisti italiani.
2) Vogliamo restituire ai giornalisti la loro funzione di testimoni indipendenti
e liberi di una società in trasformazione.
3) Vogliamo che i giornalisti italiani siano protagonisti dello storico,
atteso passaggio verso la democrazia compiuta.
4) Vogliamo combattere per superare la crisi del giornalismo, l'impiegatizzazione
della categoria, la dequalificazione professionale, l'invadenza del marketing
e della pubblicità, l'appiattimento del mercato editoriale che
per inseguire logiche di potere dimentica la funzione sociale dell'informazione.
Quale libertà
d'informazione, economica e politica può esservi in un Paese dove
la proprietà dei maggiori mezzi di comunicazione è nelle
mani di pochissimi gruppi industriali e finanziari?
I giornalisti non sono i soli a dover soffrire questa mancanza di libertà.
L'Italia deve affrontare
la sfida di una rivoluzione liberale che svincoli le professioni sia dalla
cappa monopolistica, sia dai retaggi corporativi. In questo senso la riforma
degli Ordini professionali diventa una tappa fondamentale dello sviluppo
democratico. Allo stesso modo, per quanto riguarda i giornalisti, diventano
essenziali le garanzie di qualità professionale e di tutela sindacale.
Solo così i giornalisti potranno essere effettivamente liberi e
il "Quarto potere" sarà ciò che deve essere: strumento
della libertà di tutti i cittadini.
QUARTO
POTERE - CHI SIAMO
Sta nascendo una nuova
iniziativa, trasversale alle vecchie correnti sindacali della categoria,
che si definisce come un "motore di ricerca dell'onore perduto dei
giornalisti". I promotori sono un gruppo di giornalisti (sia dipendenti
di aziende editoriali, sia freelance) riuniti a partire dal dicembre 1999
a Milano sotto lo slogan "Riprendiamoci il Quarto Potere".
La sfida è contribuire in modo significativo all'obiettivo di recuperare
il ruolo sociale, che è anche etico-professionale, dei giornalisti:
testimoni indipendenti e liberi di una società in trasformazione.
Il Sindacato unico ci serve ancora? Per difendere questi principi, si
pensa di lavorare rimanendo nell'ambito del Sindacato unico dei giornalisti:
dividersi aderendo a Cgil, Cisl o Uil non risolverebbe i problemi della
categoria. E la proposta di oggi non è quella di fondare una nuova
corrente sindacale: alcuni dei promotori di "Quarto Potere"
provengono da diverse componenti (Gruppo di Fiesole, Impegno Sindacale,
Stampa Democratica) rispetto alle quali non si fanno e non si chiedono
abiure. Ma c'è un'altra considerazione da fare: le vecchie correnti
sindacali, costituite negli Anni '70 e '80, hanno esaurito la loro spinta
propulsiva e ora occorre rilanciare il dibattito tra i giornalisti facendo
prevalere il ragionamento rispetto alle logiche di schieramento. Perciò
il tentativo è di lanciare alcune idee-forza su cui discutere senza
preconcetti.
Autoscioglimento dell'Ordine. Si tratta di una proposta certamente provocatoria,
ma altrettanto certamente praticabile (vedere in proposito l'articolo
pubblicato su Giornalismo di dicembre 1999, a pag. 2). L'Ordine dei giornalisti
nacque nel 1963 su sollecitazione della Fnsi: ora l'Unione Europea ci
impone di eliminare o riformare radicalmente questo organismo, la cui
utilità è sempre più dubbia. Occorre una legge che
tuteli e garantisca l'autonomia dei giornalisti, ma non è detto
che ciò comporti necessariamente la sopravvivenza dell'Ordine.
Negli ultimi anni l'Ordine è stato al centro di lotte di potere
nella categoria: non ci interessa ripercorrerle, vogliamo però
aprire un dibattito franco. Ci rendiamo conto che per tornare a essere
credibili nei confronti dell'opinione pubblica occorre uno sforzo, teso
a superare una concezione corporativa della nostra professione?
Quali forme di lotta per la categoria? Sono emerse molte perplessità
sulla gestione degli scioperi nei periodici: in molti casi gli editori
sono stati colpiti in maniera limitata essendo programmati dei numeri
doppi, in coincidenza con le festività, che non sono stati bloccati
ma solo ritardati. Per quanto riguarda i mensili, va ripensato tutto il
meccanismo della partecipazione agli scioperi: l'alternativa, cioè
il versamento al Fondo di Solidarietà, va sviluppata in modo convinto
se si crede ancora tra giornalisti al concetto di solidarietà.
Contratto quadro, unico per tutti. La vicenda del Giornale che non ha
scioperato incassando (molti) soldi ha fatto scattare una discussione
allarmata: vorremmo un’assemblea aperta con i colleghi del Giornale
per esaminare una situazione che rischia di diventare gravissima. Corriamo
infatti il rischio di non avere più un Contratto unico nazionale,
ma solo alcuni contratti aziendali nelle realtà più forti.
L'attuale Contratto non è "quello che scade" come dicono
alcuni editori, ma è la regolamentazione del lavoro con cui i giornalisti
italiani entrano nel 2000.
Sappiamo però che la situazione si sta evolvendo: perciò
è tornata d'attualità la proposta di ripensare a un Contratto
quadro, unico per tutti i giornalisti in alcuni punti normativi importanti
e poi con differenziazioni e flessibilità (anche economiche) per
consentirne l'applicazione in tutti i settori compresi quelli dell'emittenza
radiotelevisiva e dell'on line, tutelando in maniera effettiva i freelance:
se riusciremo a ottenere pagamenti migliori per i colleghi che lavorano
fuori dalle redazioni, ci sarà una migliore salvaguardia anche
per chi ha un posto di lavoro dipendente in un'azienda editoriale.
Primi firmatari: Valentina Agostinis, Massimo Alberizzi, Giampiero Beltotto,
Simona Fossati,
Vittorio Locatelli, Angelo Mincuzzi, Andrea Nicastro, Tommaso Papa, Fabrizio
Pignatel, Edmondo Rho, Vincenzo Sansonetti
Milano,
dicembre 1999
Per contattare Quarto Potere, scrivi all'indirizzo: news@quartopotere.org.
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