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NO A UNA RIFORMA DELLE PENSIONI CHE TOGLIE AI POVERI PER DARE AI RICCHI

Quarto Potere considera peggiorativa e non giustificata la riforma delle pensioni approvata dal Consiglio Generale Inpgi. Con questa modifica - che per diventare operativa deve ancora avere l’assenso di Fnsi, Fieg e Ministero del Lavoro - le pensioni della maggioranza dei giornalisti oggi in attività subirebbero un taglio, a esclusione probabilmente di pochi ‘fortunati’. E la perdita sarebbe ancora più pesante per i colleghi che si trovassero disoccupati o costretti ad accettare una retribuzione inferiore. Dunque una riforma che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Peraltro l'Inpgi ha presentato un bilancio in forte attivo e i problemi della previdenza dei giornalisti non si risolvono tagliando le prestazioni, ma con una riforma complessiva e organica delle pensioni che preveda in primo luogo:
1) la ridefinizione del costo degli ammortizzatori sociali che oggi gravano sull’Inpgi in modo improprio, scaricando solo sui giornalisti gli oneri delle crisi aziendali causate da editori incapaci;
2) l’aumento dei contributi versati all’Inpgi, dato che oggi le aziende editoriali pagano all’Istituto di previdenza dei giornalisti oltre il 9% in meno di quanto versano, per gli altri lavoratori, all’Inps.
La riforma proposta dall’Inpgi è sbagliata nel merito e nel metodo: mancano tra l’altro precise proiezioni attuariali, indispensabili per valutare l'efficacia nel tempo delle modifiche proposte, e il metodo adottato è stato assai poco democratico, ignorando la richiesta di oltre 700 giornalisti di sospendere la decisione e di aprire un vero dibattito nella categoria, anche confrontando questa riforma con possibili strategie alternative.
Quarto Potere, pertanto, invita tutti i colleghi che hanno incarichi rappresentativi nella categoria (cioè i componenti dei Cdr e degli organi dirigenti delle Associazioni regionali di stampa, della Fnsi, dell’Inpgi, dell’Ordine dei Giornalisti e della Casagit) a valutare l’opportunità di rivolgersi al Ministro del Lavoro, Roberto Maroni, chiedendogli con una ‘lettera aperta’ di non approvare il provvedimento di riforma delle pensioni Inpgi.
Quarto Potere

Milano, ottobre 2002

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