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Il
doppiopesismo dell’Usigrai
Veto anticostituzionale all’assunzione in Rai
di una giornalista del quotidiano “La Padania”.
“Aprire in fretta un tavolo di trattative per rispondere alle attese
dei giornalisti precari delle testate Rai”.
Le agenzie
del 10 novembre hanno rilanciato un comunicato dell’Usigrai contro
l’assunzione in Rai di una giornalista della “Padania”.
L’accusa alla Rai è quella di condurre “operazioni
clientelari”. In conclusione l’Usigrai chiede al direttore
generale dell’ente “che questa operazione non si effettui”
e lamenta che “i giornalisti precari continuano ad essere presi
in giro”. L’11 la notizia è stata rilanciata da alcuni
quotidiani, che hanno pubblicato anche il nome della redattrice del quotidiano
leghista.
Sulla vicenda il presidente dell’Ordine di Milano, Franco Abruzzo,
ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Stupisce, ma non troppo,
l’atteggiamento dell’Usigrai. Un sindacato non può
porre veti anticostituzionali all’assunzione di una collega. Evidentemente
i dirigenti del sindacato non conoscono l’articolo 3 della Costituzione,
che vieta discriminazioni di carattere politico. Chi pone questi paletti
illeciti ferisce anche la deontologia della professione. L’articolo
1 della legge Mammì (n. 223/1990) vincola l’informazione
televisiva pubblica e privata al rispetto del pluralismo culturale e politico.
An! che l’area federalista-leghista, presente in Parlamento, ha
diritto di cittadinanza in Rai, come è avvenuto in passato, nel
silenzio dell’Usigrai, con altre aree tramite l’assunzione
di giornalisti provenienti dall’Unità, Paese Sera, Il Popolo,
l’Avanti, Lotta continua, Il Secolo d’Italia e il Manifesto.
L’Usigrai ha un comportamento doppiopesista, benevolo con gli amici
e ostile con gli avversari politici. C’è da augurarsi che
il direttore generale della Rai sappia tener duro e non cedere a pressioni
illegittime, mentre è evidente che va aperto in fretta un tavolo
di trattative per rispondere alle attese dei giornalisti precari delle
testate Rai. L’Usigrai fa parte in sostanza di quella nuova destra
corporativa, conservatrice e tecnocratica, che ha smarrito i valori costituzionali
dell’uguaglianza, della solidarietà e del rispetto della
dignità della persona”.
Francesco
Abruzzo
Milano,
14 novembre 2003
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