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Maurizio Andriolo: "L'Inpgi è di tutti e non solo di alcuni"

“Il risultato delle recenti elezioni per il rinnovo degli organi di gestione dell’Inpgi ha già fornito un quadro nuovo e per certi versi inaspettato degli orientamenti e dell’identità degli iscritti. Questo è un fatto incontrovertibile.

Ma al di là dei contenuti delle posizioni rispettivamente espresse dagli schieramenti alternativi che si sono contrapposti (peraltro solo in un numero assai ridotto seppur significativo di circoscrizioni elettorali), è emersa un’incompatibilità dello Statuto a rappresentare – nella composizione del Consiglio Generale – una raffigurazione del reale stato e delle aspettative della categoria.

E così, alla prima riunione del nuovo Consiglio abbiamo dovuto assistere soltanto alla protervia di alcuni consiglieri che conoscono solo la logica miope di una pretesa maggioranza che accetta l’ubbidienza ai padroni e la difesa cieca ad oltranza di persone e di metodi di governo che hanno snaturato il carattere dell’Ente, allontanandolo piuttosto che avvicinarlo ai suoi assistiti.

Anzi, vorrebbero (come hanno voluto tentare il 4 dicembre) fare di peggio: in minoranza nella categoria ma grazie alle contraddizioni di uno Statuto che gli ha assegnato una maggioranza di 2 a 1 all’interno del Consiglio Generale, tentano di stravolgere del tutto il responso elettorale accaparrandosi una maggioranza di 9 a 1 nel Consiglio di Amministrazione, con buona pace del buon senso e del rispetto delle regole di rappresentanza.

Anche se il Presidente uscente ed i suoi alleati hanno ancora una volta manifestato di non avere remore nell’utilizzare i meccanismi statuari per fini che sono inequivocabilmente volti ad occupare cariche (cui dimostrano di non sapere proprio rinunciare), non è mia intenzione – a meno di non esservi costretto – quella di andare ad una profonda revisione dei criteri di formazione del Consiglio: ciò perché continuo a considerare un valore da salvaguardare la capillarità della presenza dell’Inpgi nel territorio. Tuttavia è evidente che la rappresentatività proporzionale e democratica degli iscritti non può essere ad essa sacrificata.

Ritengo invece che proprio a coloro ai quali gli attuali meccanismi statuari hanno conferito un maggior numero di seggi, sarebbe spettato formulare proposte che andassero nel segno della valutazione della reale rappresentatività della categoria. Si sarebbe dovuto riconoscere, peraltro, la piena legittimità di una adeguata rappresentanza dei colleghi eletti nelle liste alternative.

Tuttavia, se il gruppo costituitosi all’interno del nuovo Consiglio ed autodefinitosi “maggioranza”, composto da consiglieri i quali, tutti insieme, hanno raggranellato poco più della metà della preferenze espresse a favore dei consiglieri che intendono emarginare, insistessero nel non voler tenere conto del segnale politico giunto con le recenti elezioni, non resterà altra scelta se non quella di esercitare il diritto, anch’esso statutariamente previsto, di non rendere possibile l’elezione di un Consiglio di Amministrazione privo di rappresentanza reale.

Se i consiglieri che si dichiarano maggioranza invece lo vorranno, c’è ancora (ma non all’infinito) larga disponibilità a consentire la costituzione di un Consiglio di Amministrazione sotto la guida di un Presidente di garanzia, in cui siano equamente rappresentate le varie componenti del giornalismo italiano, e che assuma l’impegno di modificare in senso più democratico e meno correntizio lo Statuto.

Altrimenti, la logica ed il buon senso, insieme all’attaccamento all’idea di un INPGI di tutti e non soltanto di alcuni, imporranno di trovare altre gravi soluzioni.”

Maurizio Andriolo

Milano, 29 dicembre 2003

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