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Riforma
delle pensioni: perché non ho votato a favore, che fare per tfr
e Fondo
di Edmondo Rho (consigliere generale Inpgi)
La riforma delle pensioni è stata approvata il 1° luglio 2005
dal Consiglio generale Inpgi con un voto contrario e 4 astensioni, tra
cui la mia: i dissensi sono venuti da alcuni consiglieri milanesi di Inpgi.sicambia
e da un collega ligure della maggioranza. Spiego in sintesi perché
mi sono astenuto:
a) è stato abolito il contributo di solidarietà dell’1%
sulle collaborazioni dei pensionati che continuano a lavorare. Motivo?
L’incasso per l’Inpgi è modesto, di poco superiore
agli 80 mila euro l’anno, e impegnativo per gli uffici. Ma è
una scelta iniqua: premia gli attuali pensionati, che spesso percepiscono
ottimi trattamenti, proprio mentre l’istituto taglia le pensioni
future ai giornalisti più giovani. Infatti secondo i calcoli attuariali
tra il 2033 e il 2045 l’Inpgi diminuirà le prestazioni, ogni
anno, da un minimo di 100 milioni di euro a un massimo di oltre 200 milioni
di euro.
b) non è stato prospettato uno scenario diverso, per esempio l’aumento
dei contributi. Oggi gli editori versano all’Inpgi il 4% in meno
di quanto pagano all’Inps. Perché l’Inpgi non ha neanche
chiesto i calcoli attuariali con gli incrementi contributivi? Certo, in
questo modo è arrivato il via libera della Fieg, malgrado lo scontro
contrattuale in atto… Ma il tema è solo rinviato al prossimo
contratto: nel medio-lungo periodo penso sia impossibile che l’Inpgi
possa continuare a incassare contributi inferiori all’Inps e contemporaneamente
pagare pensioni superiori all’Inps (a meno che non si stia già
pensando ad ulteriori riduzioni delle prestazioni, sempre a danno dei
più giovani).
c) l’aumento dell’età per andare in pensione d’anzianità
(59 anni dal 2008, 60 anni dal 2010, 61 anni dal 2013 e 62 anni dal 2014)
segue regole diverse da quelle dell’Inps. Perché? Sembra
quasi una norma ‘ad personam’ per favorire i colleghi nati
entro il 1952, pensionabili dal 2012. Chi è nato dopo il 1°
gennaio 1953 invece dovrà aspettare il 2015 o anni successivi.
Sempre che nel frattempo l’Inpgi non sia costretto ad aumentare
ulteriormente l’età pensionabile.
d) il calcolo della retribuzione pensionabile, a partire dal 1° settembre
2005, sarà su tutti gli anni coperti da contribuzione. Significa
che le pensioni, mediamente, diminuiranno: ci rimetterà poco chi
continua ad avere una progressione costante dello stipendio negli ultimi
anni di vita lavorativa. Invece sarà sfavorito doppiamente chi
rimane disoccupato in età avanzata, per esempio perché chiude
il giornale dove lavora: prima si troverà senza stipendio, poi
con una pensione fortemente inferiore. E ai colleghi che saranno costretti
alla pensione anticipata dagli stati di crisi aziendali, verrà
pure applicato un abbattimento dello 0,5% per ogni anno di ‘scivolo’.
Non sono contrario alla riforma dell’Inpgi: anzi, è necessaria
per consentire di pagare con sicurezza le pensioni a tutti i giornalisti,
giovani e meno giovani. Chiedo solo una riforma più equa e solidale.
Soprattutto vorrei in futuro l’integrazione nell’Inpgi del
Fondo di previdenza complementare dei giornalisti italiani. Nei prossimi
mesi tutti i colleghi dovranno decidere se versare il loro tfr al Fondo
(con il ‘silenzio-assenso”), il che comporterà anche
dei vantaggi fiscali, o lasciare il tfr in azienda, il che comporta una
garanzia di rendimento (l’1,5% all’anno più il 75%
dell’inflazione) che viceversa il Fondo non può dare. Ognuno
farà i suoi conti: si potrebbe - per esempio - incaricare l’Inpgi
di aggiornare tutte le posizioni pensionistiche, sia di base che complementare,
eliminando così le spese che oggi il Fondo paga alla Previnet (gruppo
Generali) per la gestione amministrativa. A mio parere l’Inpgi potrebbe
garantire al Fondo risparmi amministrativi e maggiori rendimenti.
Sarebbe un risparmio e una semplificazione: ogni giornalista potrebbe
a quel punto rivolgersi a un solo ‘sportello’ pensionistico
per sapere quale rendita avrà, e decidere quindi se aumentare i
suoi versamenti al Fondo.
11
luglio 2005
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