Cescuttiani,
anticescuttiani e terzisti Colleghi, tre stimoli alla riflessione comune. 1) - Cosa penseremmo e diremmo se un gruppo di sedi regionali della Cgil lanciasse un manifesto per indicare un programma e un capo di governo alle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano? Credo che, come sempre accade in questi casi, diremmo che il sindacato è uscito dal suo seminato, ha pisciato fuori dal vaso. E se un tale manifesto lo lanciasse addirittura la Triplice o Trimurti che dir si voglia, e cioè la terna unita Cgil-Cisl-Uil, cosa diremmo? Diremmo? Urleremmo! Urleremmo che la Triplice è impazzita, invade il sacro terreno della politica, ecc., ecc., ecc. Insomma, la accuseremmo non solo di avere fatto pipì fuori dal vaso, ma anche la popò e direttamente sulla faccia alla politica. Bene. Una cosa analoga, però, è accaduta nel mondo istituzionale del giornalismo. Infatti, cos’altro è stato il manifesto “Cescutti for Inpgi’s 3-Times President” delle 12 associazioni regionali della stampa se non una indebita invasione di campo? Loro però sono anche recidive!! E infatti, ecco il nuovo appello-serenata “Cescutti forever!” cantato in coro dai 12 apostolini regionali Fnsi dopo la prima fumata nera del 4 dicembre. Non solo queste 12 sedi, che dovrebbero essere e restare non di parte, si sono abbassate al ruolo di stampelle partigiane, sono uscite dal seminato e hanno hanno fatto pipì fuori dal vaso, ma per giunta insistono a fare anche popò. Oibò! Anzi, più di sinistra e più popolare: Oibbò! Il tutto mentre le stesse 12 sedi non fanno invece nessun manifesto comune contro la legge Gasparri, grazie alla quale il giornalismo su carta stampata sarà, come ha promesso Berlusconi in persona, spazzato via. Forse eravamo distratti, ma NON abbiamo sentito la voce, né letto gli appelli, delle 12 associazioni contro tale omicidio annunciato e programmato del giornalismo stampato. In compenso però contro la Gasparri abbiamo sentito la voce di Luca di Montezemolo, cioè della Fieg, ovvero dei nostri editori! Colleghi, ma non ci vergogniamo? (dovrei dire “non vi vergognate?”, ma tralasciamo) Ci siamo fatti superare (dovrei dire “vi siete fatti superare”, ma tralasciamo) dalla Fieg! Però abbiamo cantato (dovrei dire “avete cantato”, ma tralasciamo) due serenate d’amore a Cescutti Ri-Ri-Ripresidente dell’Ingpi. Beh, scusate: a me viene da arrossire. E non mi venite a dire che sulla Gasparri ha parlato per tutti Serventi Longhi! Perché questo non cambia nulla: come mai le 12 associazioni sentono il bisogno di schierarsi su un tema che non compete loro mentre non si schierano, e lasciano la palla al centro, cioè a Serventi, su un tema che invece compete proprio a loro come la Gasparri? 2) - In Italia le votazioni servono per eleggere i rappresentanti, che a loro volta scelgono i presidenti delle istituzioni per le quali sono stati eletti. NON si vota cioè, checché ne dicano i Berluscones, gli Schifanes e i Cescuttones, per un capo di governo o per un presidente della Repubblica. Si vota per un sindaco, ma si tratta di una legge elettorale diversa. Può piacere o no, ma è così. Cari colleghi Reale, Visentini, ecc., non siete voi quelli che insistono a dire a Inpgi.Sicambia “lo Statuto finché non lo si cambia lo si deve rispettare così com’è”? Bene, e allora rispettiamolo. I 12 apostoli regionali cescuttiani invece NON hanno rispettato neppure lo Statuto. Se lo sono messo sotto i piedi. Infatti hanno subito issato la bandiera del presidente dell’Inpgi, Cescutti ueber alles, quando invece NON avrebbero dovuto innalzare neppure quella dei singoli candidati, limitandosi semmai a rendere noti TUTTI i loro nomi (in alcune delle 12 associazioni regionali hanno barato, ma tralasciamo). Ciò che hanno fatto le 12 associazioni, o meglio i loro 12 presidenti, si chiama scorrettezza. Scorrettezza grave. Gravissima. Altro che “la tradizione”, come ha intonato soavemente un altro collega consigliere cescuttiano il 14 di questo mese. Vogliamo forse dire che abbiamo alle spalle addirittura una “tradizione” di pesanti scorrettezze? Ah, beh, interessante. 3) - Alcuni consiglieri hanno fatto notare ai riottosi di Inpgi.Sicambia che i risultati elettorali vedono, alla fine della fiera, 17 mila voti contro 21 mila. Sono questi ultimi, cioè i cescuttiani, ad avere vinto, pur con le tre pesanti batoste prese a Milano-Lombardia, Roma-Lazio (e Molise) e Napoli-Campania. Giusto. Hanno vinto i cescuttiani. Per 21 mila contro 17 mila. Bene. Ma poiché la matematica non è una opinione, né un elastico delle mutande da allungare o accorciare a piacimento, 21 mila contro 17 mila significa all’incirca 5 a 4. Ripeto: 5 a 4. Non 9 a 1. Non il 9 a 1 che la maggioranza ha tentato di fare il 4 dicembre nella votazioni per il rinnovo del CdA, fatte saltare da Inpgi.Sicambia. Se anziché i voti contiamo i consiglieri eletti, siamo comunque molto lontani dal 9 a 1. E allora? Che significa? Allora significa che la maggioranza, i cescuttiani invocati facendo pipì e popò fuori dal vaso, il 4 dicembre hanno rivelato ciò che sono: una ingorda macchina accaparratrice di posti. Cioè di potere. Roba da spoil sistem, o sistema delle spoglie, solo che qui siamo in Italia e non negli Usa di Giuliano Ferrara: non ci sono spoglie da divorare e non c’è nessuno disposto a farsi spogliare dei propri diritti-doveri in modo così inverecondo. Il tentativo cescuttiano del 4 dicembre non è “un errore”, non è “una esagerazione”, come soavemente hanno intonato alcuni nel tentativo di salvare capra e cavoli: il 4 dicembre cescuttiano è il segnale di un modo di essere. Un modo di essere prevaricatore, accaparratore, non democratico se non solo all’apparenza, che va assolutamente respinto. Il “Guai ai vinti!” si adattava a Brenno, che però alla fine se l’è presa dove se l’è presa, ma non si adatta a Cescutti, ai giornalisti italiani e ai tempi che corrono... Cescutti è il miglior manager del mondo? Il suo bilancio è il migliore possibile? Anche ammesso, ma non concesso (visto il punto morto nel quale ci troviamo, qualche grave errore deve pur averlo fatto), questo modo di essere va rifiutato egualmente. Non c’è in ballo solo il futuro dell’Inpgi, e delle pensioni, ma la dignità e la decenza dell’intera nostra categoria. Qualcuno è disposto, pur di incassare dividendi, rendite o pensioni non magre, a vendere il cu.., scusate, a vendere la dignità e il metodo rappresentativo, cioè democratico non per burla? Qualcuno è disposto ad avvalorare la filosofia a base di “Guai ai vinti!”? Da tutti gli interventi che ho sentito in Consiglio generale, è chiaro come il sole che anche in Consiglio di amministrazione i “vinti”, cioè la minoranza, hanno fatto la parte di Cenerentola se non dei romani fottuti pro tempore da Brenno. La filosofia cescuttiana del guai ai vinti prima di sfociare il 4 dicembre in pieno Consiglio generale ha fatto una lunga gestazione e rodaggio in CdA. Altro che “errore”, “esagerazione”, “incidente di percorso”, e chiacchiere simili per tentare di minimizzare il tentato golpe del 4 dicembre. Colleghi: i golpe vengono tentati solo da chi ha già la mentalità golpista. Non accuso certo il buon Cescutti di essere un golpista, ma 8 anni di potere logorano chiunque, farebbero perdere il senno anche a Tutankamen. Del resto la concezione piuttosto stramba della “gestione”, e della democrazia, è saltata fuori chiaro chiaro anche il giorno 14 gennaio, quando in Consiglio generale una serie di consiglieri sempre più inviperiti, da Vicentini a Leone, ci ha ammannito una bella sfilza di lezioni di democrazia, per carità, sempre ben gradite, il cui succo però era: “Ragazzo, spazzola! Lasciami lavorare”. Ma dove siamo? Al Consiglio generale dell’Inpgi o dal barbiere, fosse pure quello della sera? Pino Nicotri 22
gennaio 2004 Per contattare Quarto Potere, scrivi all'indirizzo: news@quartopotere.org. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
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