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DOPO ELEZIONI INPGI/
Interviene Edmondo Rho: alcune idee per una nuova gestione

Ciu En Lai, storico e grande dirigente del Partito comunista cinese, quando gli fu chiesto un giudizio sulla Rivoluzione francese rispose: “Forse è presto per dare un giudizio. Credo che gli animi siano ancora troppo accalorati”. In effetti, Ciu En Lai parlava quando erano passati meno di 200 anni dalla presa della Bastiglia (14 luglio 1789) e, per analogia, oggi un giudizio sulle elezioni dell’Inpgi, dopo poche settimane, sarebbe ancora più affrettato. Non solo perché tutti dicono di aver vinto, ma anche perché l’effetto di queste elezioni lo vedremo tra molti anni: infatti dipenderà anche da noi, eletti nel 2003, la salvezza dell’Inpgi nel lungo periodo.

Riforma statutaria. Noi di Quarto Potere abbiamo avuto un ottimo successo (745 voti il sottoscritto, 714 Carlo Gariboldi e 710 Pino Nicotri) all’interno di Inpgi.sicambia che ha piazzato i primi 7 eletti sia in Lombardia, sia nel Lazio, nonché entrambi i consiglieri della Campania. Il dato politico delle elezioni Inpgi dovrebbe essere chiaro a tutti: solo un pazzo può pensare di governare l’istituto di previdenza della categoria contro la volontà espressa dalla maggioranza dei colleghi lombardi e laziali. Queste due regioni, dove vive più del 60% dei giornalisti italiani, esprimono in tutto 21 consiglieri Inpgi attivi contro i 25 consiglieri delle altre regioni dove vive meno del 40% dei giornalisti. Anche il dato numerico della rappresentanza è chiaro e va corretto: meglio parlarne ora, visto che si voterà di nuovo tra quattro anni e bisogna pensare per tempo a una riforma statutaria dell’Inpgi in cui si dia una rappresentanza equa alle diverse realtà territoriali.

Va aggiunto che mentre in Lombardia e Lazio il sistema elettorale è maggioritario ma tutela le minoranze (infatti in queste due regioni ci sono 14 eletti di Inpgi.sicambia e 7 eletti delle liste che ripropongono Cescutti) nelle altre regioni il sistema è totalitario, cioè prende tutto chi ha la maggioranza, anche se con un solo voto in più (è successo in Umbria). Perché non pensare anche per l’Inpgi a un sistema diverso e maggiormente rappresentativo, con circoscrizioni elettorali interregionali (per esempio Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole), sul modello delle elezioni europee? Si eviterebbe di avere stimati consiglieri in rappresentanza del voto di soli 25 (Umbria) o 27 colleghi (Marche e Valle d’Aosta) e in ogni circoscrizione ci sarebbero almeno 3 o più consiglieri da eleggere, con conseguente numero limitato di voti da esprimere e tutela delle minoranze ovunque. E’ un’idea, da elaborare ulteriormente, che propongo per un dibattito aperto: l’importante è concordare sulla necessità di cambiare le attuali regole. E magari di inserire il voto elettronico come alternativa alle buste che arrivano a casa.

Programmi concreti. A questo punto, non ci sono più programmi elettorali. Ci devono essere programmi concreti, cose da fare - possibilmente tutti insieme - nell’interesse di tutti i giornalisti iscritti all’Inpgi. Perciò vorrei riproporre alcuni punti: vogliamo, tutti insieme, come consiglieri eletti dalla categoria chiedere che gli ammortizzatori sociali siano almeno parzialmente a carico dei signori editori e non totalmente pagati solo dai giornalisti?

E ancora: vogliamo, tutti insieme, fare in modo che il cumulo per i pensionati Inpgi non abbia regole più punitive di quelle dell’Inps?

Vogliamo, tutti insieme, far funzionare l’Inpgi 2 in modo non vessatorio e intimidatorio?
Vogliamo, tutti insieme, rivedere anche tecnicamente la riforma delle pensioni varata un anno fa per fare in modo che sia più equa per tutti?

Mi si potrà rispondere: stai riproponendo il programma di Inpgi.sicambia ed è vero, ma è altrettanto vero che le risposte a queste domande (e ce ne sarebbero molte altre, che ora tralascio) possono essere elaborate insieme. Questa è la chiave di volta per costruire un Inpgi non più gestito in una logica di corrente sindacale, bensì unitariamente.

Certezze per il futuro. Forse tutto quello che ho scritto finora è il sogno di un mondo parallelo, una specie di Inpgi-matrix… Ci saranno degli eletti in grado di porre fine alla guerra tra le macchine e gli umani? Fuor di metafora: tra 10 anni, se continua l’attuale deriva della categoria, l’Inpgi avrà gravi problemi perché saranno andati in pensione colleghi che guadagnano bene e ci saranno al posto loro come contribuenti giornalisti con contratti differenziati e stipendi molto bassi. Invece, bisogna ridare certezze per il futuro ai colleghi.

L’equilibrio dei conti nel lungo periodo ci potrà essere non solo rivedendo le prestazioni, d’accordo, ma anche aumentando i contributi e le retribuzioni. Forse sono sempre nel sogno, ma mi piacerebbe tornare ad avere un sindacato dei giornalisti che non si vergogna di chiedere soldi alla controparte: perciò dopo Inpgi.sicambia dovremo fare Fnsi.sicambia!
In definitiva, oggi gli animi sono ancora accalorati,direbbe a ragione Ciu En Lai, ma in prospettiva bisogna costruire il futuro dell’Inpgi. E della categoria. Tutti insieme, se possibile. Altrimenti, con chi ci sta.

Edmondo Rho
Consigliere di Quarto Potere-Inpgi.sicambia

25 novembre 2003

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