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INPGI/ Ecco cosa nasconde il molto fumo di Cescutti

Il presidente uscente dell'Inpgi Gabriele Cescutti si mostra sempre meno il
presidente di tutti, quale invece dovrebbe essere. Ha infatti inviato a tout
le monde una analisi tanto dettagliata quanto elusiva del recente risultato
delle elezioni per il rinnovo dei vertici dell'Istituto, all'improbabile
fine di confutare quanto affermano che il suo cartello elettorale ha preso
una sonora ridimensionata e che invece Inpgi.Sicambia ha almeno
politicamente vinto perché ha vinto nelle principali sedi del giornalismo
italiano.

Comunque, dalle stesse tabelle che Cescutti manda in giro, con spreco di
nostro danaro, si vede chiaro e tondo che lui ha preso 170 voti: una miseria
assoluta, anche se raffrontata solo agli aventi diritto al voto nel "suo"
Veneto. Può chi raccatta così pochi voti personali governare un istituto che
possiede 2.000 miliardi di lire? Se l'Inpgi fosse una società per azioni,
Cescutti potrebbe tuttalpiù fare la comparsa: invece, dopo avere già
sgambettato due volte consecutive chi, come Pierluigi Franz, era stato il
più votato in assoluto (sbaglio?), ora vuole rifare il governatore per la
terza volta. Sono imbarazzato: non saprei se queste sono cose da manicomio o
da magistratura.

Colleghi, per contrastare quella che ormai non è più neppure arroganza, ma
delirio, malcostume alla ennesima potenza, dobbiamo anche essere capaci di
mobilitarci in piazza, che so, incatenarci davanti al parlamento, fare in
massa lo sciopero della fame. Oltretutto, una categoria professionale che
lascia amministrare così il ricco salvadanaio delle sempre meno ricche sue
pensioni si copre di ridicolo: una poltronissima da 2.000 miliardi
conquistata con 170 voti. C'è di che vergognarsi.

Ma le troppo disinvolte e fumose analisi cescuttiane abbisognano di risposte
puntuali e precise, punto per punto. Vale la pena, dato che ci siamo,
mostrare anche alcune palesi assurdità del sistema elettorale, e quindi del
modo di formarne il governo quadriennale, del nostro ente previdenziale.
Andiamo per ordine.

1) - Ogni elettore doveva ricevere a casa le schede per votare i nuovi

amministratori e i nuovi sindaci dell'ente perchè è ammesso il voto per
posta. Il Fiduciario per il Lazio e Molise Pierluigi Franz ha denunciato al
CdA dell'Istituto, prima delle elezioni, non una, ma ben 951 discordanze tra
gli indirizzi in possesso dell'Inpgi e quelli risultanti all'Ordine dei
Giornalisti del Lazio e Molise. Le Poste non hanno recapitato circa 300
raccomandate ad altrettanti giornalisti del Lazio e Molise. Costoro non
hanno quindi potuto votare!

Questo per quanto riguarda una regione "giornalistica, figuriamoci
sommandole tutte.

Il problema degli indirizzi dovrebbe stimolare finalmente il Coordinamento
degli enti di categoria (Ordine nazionale dei giornalisti - Ordini regionali
e interregionali - Inpgi Gestione principale e separata - Fnsi -
Associazioni stampa regionali e interregionali - Casagit e Fondo di
Previdenza Complementare dei Giornalisti italiani) ad affrontare seriamente
il problema istituendo un apposito ufficio nazionale. Che dovrebbe
provvedere ad un nuovo censimento della popolazione giornalistica. E che
dovrebbe badare periodicamente alle variazioni. A tale ufficio ciascun
giornalista dovrebbe fornire anche il proprio numero di cellulare e
l'indirizzo o gli indirizzi e-mail oggi pressochè inesistenti.

E sorge spontanea un'altra domanda: quale è il compito del tanto decantato
coordinamento degli enti di categoria e quali risultati concreto ha
raggiunto in questi ultimi anni se l'indirizzario dei giornalisti è tuttora
così sconquassato ed è ADDIRITTURA MOLTO DIVERSO da ente a ente? A quale
indirizzo viene, ad esempio, spedito il nuovo periodico "Giornalisti" se gli
indirizzi dei 70 mila colleghi sono così discordanti? E quanto costa
complessivamente alla categoria l'insieme di queste disfunzioni?

Credo proprio che sia ora di voltare celermente pagina! Peraltro grazie alle
tecnologie non dovrebbe essere molto difficile incrociare i dati
computerizzati dai vari enti e laddove venissero riscontrate delle
discordanze risolvere il problema alla radice. Facciamo i giornalisti,
navighiamo in Internet, scriviamo on line, o facciamo i peracottari e
navighiamo tra le pere cotte?

2) Le schede di voto con bordi colorati erano in bianco senza alcun
nominativo dei candidati già prestampato. Come potevano gli elettori,
soprattutto quelli residenti all'estero, concretamente scegliere tra i
candidati se l'INPGI e la FNSI e quasi tutte le Associazioni stampa - ad
eccezione della Romana - non hanno reclamizzato alcun candidato o, peggio,
soltanto alcuni?

3) Perché non è stato introdotto il voto elettronico via Internet con
appositi login e password segreti, proprio per contrastare l'attuale sistema
che dà pochissime garanzie di segretezza del voto e dove c'è anche il
rischio di vedersi annullata la scheda se il candidato votato con il solo
cognome, ma senza il nome di battesimo o addirittura la data di nascita
risultasse omonimo di altri colleghi?

4) La più vistosa anomalia è la grave sperequazione nella rappresentatività.
Si privilegiano le piccole Regioni a danno di Lombardia e Lazio. Basti
pensare al rapporto eletti/elettori che è di appena 1 a 57 in Val d'Aosta,
di 1 a 84 in Basilicata contro 1 a 505 in Lombardia e 1 a 485 nel Lazio. Ciò
comporta che a Lazio e Lombardia, che rappresentano il 60% dei giornalisti
italiani, spettano complessivamente 21 seggi, mentre a tutte le altre
Regioni che rappresentano il 40% spettano, invece, 25 seggi".

5) Un altro assurdo è che il numero dei seggi è calcolato sugli elettori e
non sui votanti. I 46 seggi sono così divisi: 1) a tutte le Regioni spetta
un seggio; 2) a tutte le Regioni con più di 400 elettori spetta un altro
seggio; 3) a tutte le Regioni con più di 1200 elettori spettano 17 seggi
proporzionanalmente ripartiti tra loro (cioè 9 la Lombardia e 8 il Lazio).

Pertanto i 46 seggi sono così suddivisi: 11 Lombardia, 10 Lazio-Molise, 2
ciascuno Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna,
Toscana, Campania e Sicilia e 1 ciascuna le altre Regioni.

6) Altro assurdo è che solo in due regioni, in Lombardia e nel Lazio, si vota
con un sistema maggioritario che tutela le minoranza (si possono dare
al massimo 2 preferenze ogni 3 consiglieri da eleggere, in pratica il sistema
prevede un 2 a 1 tra eletti della maggioranza e della minoranza).
Pertanto chi vince può prendere al massimo 7 seggi su 11 in Lombardia
e 7 su 10 nel Lazio. In totale 14 su 21, mentre chi perde ne ha comunque 7 su 21.
Se vi fosse stato il maggioritario totale come nelle altre regioni, Inpgi.Sicambia
avrebbe vinto in Lazio e Lombardia per 21 a 0 mentre, essendoci la tutela
delle minoranze, Inpgi.Sicambia ha preso ‘solo’ i primi 7 posti in Lazio
e Lombardia, e sono stati lasciati ad Autonomia gli ultimi posti disponibili.

7) Nelle altre Regioni c'è invece il maggioritario totale, senza tutela delle
minoranza, cioè 25 su 25.
Ecco perché è decisivo il voto nelle piccole Regioni, perché può ribaltare
quello delle grandi ed ottenere così il controllo dell'Inpgi. E proprio nelle
piccole Regioni sta il segreto della vittoria dell'attuale maggioranza che
fa capo a Cescutti e che da 8 anni governa l'Istituto. Per di più sono
proprio quelle Regioni che da mesi (basta cliccare sul sito della Fnsi)
hanno ricandidato Cescutti alla presidenza dell'Inpgi. E che fanno
propaganda a senso unico a favore di colleghi della sua cordata su notiziari
delle Associazioni di categoria (come quelle della Liguria e dell'Emilia),
finanziate, come ho già detto e ripetuto non solo io, dallo stesso Inpgi
direttamente o tramite la Banca di Roma, che, guarda caso, ne cura
Tesoreria. Insomma, una sorta di voto di scambio. Ecco perché ritengo che si
tratti di un voto democratico sì, ma non troppo!

8) Un'altra stortura è che nelle medie Regioni si possono ottenere 2 seggi
su 2 senza posti per la minoranza come avviene in Lazio-Molise e Lombardia.
In tal modo Autonomia ha fatto en plein in Piemonte, Liguria, Trentino Alto
Adige, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, mentre Inpgi.Sicambia in Campania.
Se fosse previsto il 2 a 1. Inpgi.Sicambia avrebbe ottenuto 5 seggi in più!

9) Altra anomalia è che i 2 posti vengano assegnati anche se i votanti non
siano almeno 400 perché si fa riferimento agli elettori. Cescutti e Carlon
hanno avuto meno di 170 voti ciascuno a fronte di 761 elettori in Veneto. Se
valeva l'altra regola Carlon non sarebbe stato eletto.

10) Negli ultimi 4 anni il Lazio e la Lombardia sono aumentate di circa
1.000 giornalisti iscritti ciascuna, ma non sono aumentati i seggi: sempre
11 in Lombardia e 10 nel Lazio-Molise. In Liguria e in Trentino-Alto Adige
il numero degli iscritti è aumentato, invece, di quel poco che bastava per
superare quota 400 ed è scattato il 2° seggio per ciascuno. Quindi Autonomia
ha avuto altri 2 seggi in più rispetto alla Lombardia e al Lazio e Molise.
Questi non sono metodi truffaldini? Cazzo!

11) Il Molise non ha oggi alcun rappresentante nell'Istituto. Ma se nascesse
domani, l'Ordine del Molise avrebbe diritto automaticamente ad un seggio in
più! Dov'è la logica? Sotto la suola delle scarpe? O addirittura sotto le
chiappe.

12) Nel Lazio risiede olte un terzo dei pensionati. Perchè il Lazio ha solo
2 seggi e non 3 dei 9 totali?

13) Da 3 anni sono iscritti all'Inpgi1 i giornalisti pubblicisti ex art. 1
del Contratto nazionale di lavoro. Però non hanno nessun rappresentate in
Consiglio!

Pino Nicotri, neo consigliere eletto nella lista Inpgi.Sicambia

27 novembre 2003

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