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Nuovo appello dei cronisti al Csm

L’Unione nazionale cronisti italiani e il Sindacato cronisti romani rinnovano l’appello (lanciato appena ieri!) Al Consiglio superiore della magistratura perché intervenga per far luce sui ripetuti e clamorosi attacchi liberticidi compiuti da alcuni settori della magistratura nei confronti dei cronisti, dei mass-media e del diritto-dovere di cronaca.

All’indomani del silenzio-stampa imposto dal Procuratore della Repubblica di Roma, Salvatore Vecchione, su un assassino reo-confesso, la perquisizione nella redazione romana del “Giornale” allunga la serie degli atti intimidatori contro i giornalisti che, probabilmente, hanno l’unico torto di fare il loro mestiere senza dipendere dai comunicati-velina e dalle conferenze-stampa spettacolo degli investigatori, a volte persino causa di querele.

Quando non si cerca di strappare a viva forza il segreto professionale garantito dalla legge, si sequestrano gli strumenti di lavoro (pc, taccuini, appunti ecc.) e persino gli archivi professionali costruiti in anni di lavoro. Il pretesto è quasi sempre la violazione del segreto istruttorio che, peraltro, non esiste più con il nuovo codice di procedura penale.

Romano Bartoloni

Roma, 18 ottobre 2003

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