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Nicotri:
ecco tutte le cifre per capire
se Franco Abruzzo ha vinto o ha perso
Ma Franco
Abruzzo, il ciclonico presidente dell’Ordine di Milano, nonché
docente universitario, ha vinto o ha perso alle elezioni per il collegio
dei sindaci dell’Inpgi? E’ vero che non è stato eletto,
su questo non ci piove (nonostante a Milano il cielo pianga acqua da un
settimana). Ma di qui a dire che ha perso, per giunta pesantemente, è
piuttosto semplicistico, se non da furbacchiotti. Anzi, c’è
una sorta di accanito compiacimento, piccolo e velenoso sarcasmo, tipo
vecchi conti da regolare, nel voler sostenere a tutti i costi che è
caduto, e malamente, nella polvere. Motivo per cui le affermazioni per
esempio del collega Zinola è bene che ricevano le giuste osservazioni.
Proviamo ad analizzare bene e fino in fondo i risultati.
Innanzitutto va sottolineato che Franco Abruzzo era uno dei 4 candidati
dell'Alleanza Inpgi.Sicambia alla carica di sindaco Inpgi, ma non di amministratore
Inpgi. Per legge e per statuto il compito di un sindaco non è quello
di gestire l'ente o di amministrarlo "politicamente" con saggezza
ed equilibrio, ma quello di verificare puntualmente la rispondenza dei
conti e la regolarità e correttezza delle entrate e delle uscite.
Insomma, una sorta di "cane da guardia" a tutela proprio degli
interessi dei pensionati Inpgi e dell'intera categoria dei giornalisti
in attività di servizio e dei free-lance.
Essendo uno dei pochi giornalisti italiani a conoscere i codici e le leggi
anche a livello internazionale ed essendo anche pensionato Inpgi Abruzzo
era un candidato ideale all'incarico di sindaco proprio nell'interesse
dell'intera categoria. La componente nazionale di "Autonomia e Solidarietà-Giornalisti
Uniti" con in testa il presidente Inpgi Cescutti lo ha invece indicato
come una sorta di un "nemico" o di "pericolo pubblico numero
1", quasi che la sua elezione fosse una jattura per tutti. Perchè,
allora, questo continuo accanimento contro Abruzzo? E perchè "Autonomia
e Solidarietà-Giornalisti Uniti" e Cescutti avevano così
tanta paura di un sindaco come Abruzzo? Non volevano forse che egli vedesse
i conti dell'Inpgi? O c'è dell'altro?
Quanto alla sonora sconfitta di cui parlano Cescutti e Zinola le cifre
relative ai 4 candidati Sindaci Inpgi dell'Alleanza Inpgi.Sicambia parlano
chiaro.
In tutta Italia Abruzzo ha avuto 2.601 voti, di cui 2.340 in Lombardia-Lazio
e Campania, mentre i colleghi Antonio Savi di Roma 2.514 di cui 2.372
nelle stesse 3 Regioni, Pier Paolo Cattozzi di Bologna 2.352, di cui 2.194
nelle stesse 3 Regioni e Amadore Agostini Ganucci Cancellieri di Firenze
2.173 di cui 2.041 nelle stesse 3 Regioni.
Ecco il confronto con
i 4 Sindaci vincitori di "Autonomia e Solidarietà-Giornalisti
Uniti": Adriano Velli di Torino ha avuto 3.273 voti, di cui 1.619
(cioè 700 meno di Abruzzo) nelle 3 Regioni; Riccardo Sabbatini
di MIlano 3.034 voti, di cui 1.590 (cioè 700 meno di Abruzzo) nelle
3 Regioni, Guido Bossa di Roma 2.928, di cui 1.491 (cioè 800 meno
di Abruzzo) nelle stesse 3 Regioni e Sergio Raimondi di Palermo 2.758,
di cui 1.315 (cioè 1.000 meno di Abruzzo) nelle stesse 3 Regioni!
Ciò
significa che dove vi è stata competizione Abruzzo ha dato una
batosta agli altri candidati di "Autonomia e Solidarietà-Giornalisti
Uniti", ma ha perso grazie alla campagna di totale disinformazione
degli elettori nelle medie e piccole Associazioni dove gli elettori ignoravano
quasi completamente la sua candidatura come sindaco Inpgi per l'"Alleanza
Inpgi.Sicambia". La stessa sorte di Abruzzo è toccata anche
al romano Savi e all'emiliano Cattozzi, entrambi giornalisti Rai stranamente
molto votati dai colleghi Rai di Roma, Milano e Napoli e praticamente
ignorati dai colleghi Rai del resto d'Italia (USIGRAI ne sai forse qualcosa?),
nonchè Agostini, quasi ignorato nella "sua" Toscana.
Mi chiedo, infatti, come sia possibile che Abruzzo abbia ottenuto nel
resto d'Italia appena 261 voti, Savi appena 142 voti, Cattozzi 158 voti
e Agostini 132 voti, mentre - guarda caso - gli altri 4 candidati Sindaci
di "Autonomia e Solidarietà-Giornalisti Uniti" abbiano
invece ottenuto nelle altre 16 Regioni una valanga di voti e precisamente:
Adriano Velli ben 1.654 voti, Riccardo Sabbatini 1.444 voti, Guido Bossa
1.437 voti e Sergio Raimondi 1.443 voti!
Come si può notare Sabbatini, Bossa e Raimondi hanno in pratica
avuto complessivamente gli stessi voti (1444 - 1437 e 1443), mentre Velli
circa 200 in più di loro. Ma come si spiega, da un lato, la batosta
che hanno preso nelle 3 Regioni (1 al Nord, 1 al Centro e 1 al Sud) dove
si confrontavano con l'Alleanza Inpgi.Sicambia e, dall'altro, il pieno
di voti nelle altre 16 Regioni?
L'unica spiegazione logica e plausibile è la propaganda a senso
unico fatta dalle piccole e medie Associazioni stampa con la strana compiacenza
dell'Usigrai a favore di Velli, Sabbatini, Bossa e Raimondi (nessuno dei
quattro, peraltro, è un giornalista Rai), favorita dal fatto che
sulle schede da votare non erano già stampati i nomi dei candidati
perchè lo statuto demenziale dell'Inpgi non lo prevede. Ciò
spiega anche perchè moltissimi colleghi non residenti nelle grandi
città non hanno votato perchè nessuno (FNSI e INPGI compresi)
ha reclamizzato i candiadti "ufficiosi-ufficiali". Un equivoco
assurdo del tutto ipocrita perchè c'era chi all'interno del sindacato
faceva circolare ugualmente i nomi. Unica eccezione a questa desolante
situazione è stata l'Associazione Stampa Romana che nel proprio
notiziario e sul sito internet (diretti dal segretario dell'ASR Silvia
Garambois, candidata 8^ degli eletti su 10 posti disponibili nel Consiglio
generale per "Autonomia e Solidarietà- Giornalisti Uniti"
ma con ben 509 voti di preferenza in meno del Presidente dell'ASR Pierluigi
Franz 1° degli eletti in Consiglio Generale per l'Alleanza "Inpgi.Sicambia"
con 932 voti) ha reso noti i nomi di tutti i candidati anche di quelli
che non appartenevano ad alcuna componente sindacale.
Non sembra infatti statisticamente possibile che Savi e Cattozzi non abbiano
avuto voti dai colleghi della Rai nelle 16 Regioni medio-piccole, mentre
sono stati votati in massa in Lombardia, Lazio/Molise e Campania.
E' quindi plausibile che la mancanza di informazione da parte delle Associazioni
stampa medie e piccole (davvero un bel sindacato di servizio come reclamiìzza
Zinola!)abbia tagliato praticamente fuori i 4 candidati Sindaci dell'Alleanza
Inpgi.Sicambia, perchè nelle 16 Regioni è assolutamente
mancata la par condicio elettorale, come dimostra anche il fatto che in
Liguria (Marcello Zinola è il presidente dell'Associazione stampa
ligure n.d.r.) due candidati dell'Alleanza Inpgi.Sicambia, cioè
i colleghi Emanuele Dotto per il Consiglio generale Inpgi 1 e Michele
Corti per il Comitato amministratore Inpgi 2, abbiano preso rispettivamente
solo 3 voti il primo e 9 voti il secondo, mentre in Emilia il candidato
sindaco Pier Paolo Cattozzi (unico emiliano in lizza) ha ottenuto appena
8 voti e in Toscana il candidato sindaco Amadore Agostini (unico toscano
in lizza) 16 voti!
Quanto al fatto che Abruzzo, avendo preso meno voti dei 3 neo Sindaci
effettivi Inpgi, sarebbe, al massimo, entrato tra i Sindaci supplenti
insieme ad Antonio Savi, ricordo che lo statuto stabilisce che in ogni
Regione può essere eletto un solo sindaco. Poichè Sabbatini
in Lombardia e Bossa nel Lazio-Molise hanno preso complessivamente in
Italia più voti di Abruzzo e Savi questi ultimi sono usciti di
scena e non figurano neppure tra i supplenti, pur avendo largamente vinto
il confronto a Milano, Roma e Napoli con i loro diretti avversari Sabbatini
e Bossa.
Come si vede, cari colleghi, le cose non stanno affatto come dicono Zinola
e compagnia cantante, o meglio ghignante. Hanno poco da ridere coloro
che, oltretutto, non valgono neppure un mignolo del piede sinistro di
Franco Abruzzo, detto Ciccio.
Pino Nicotri
2
dicembre 2003
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