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INTERCETTAZIONI, LE RAGIONI DEI GIORNALISTI IN PARLAMENTO PDF Stampa E-mail
Scritto da UNCI   
mercoledì, 13 agosto 2008
(QP) Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato del Presidente dell'Unci (Unione nazionale cronisti italiani) del 31/7/2008.

Intercettazioni: i rappresentanti della categoria difendono il diritto di informazione

LA COMMISSIONE GIUSTIZIA ASCOLTA LE RAGIONI DEI CRONISTI

Indagini giudiziarie: i cittadini devono sapere. Inammissibile non dare notizie per anni

I cronisti sono i portavoce del diritto della comunità a sapere, non rivendicano un diritto da corporazione. La storia del nostro paese sarebbe diversa, in peggio, se i giornalisti non avessero indagato e scritto su molte vicende e su molti reati. Le manifestazioni in piazza svolte in mezza Italia indicano che i cittadini sostengono la libertà di stampa. Già contro la Mastella la categoria ha scioperato perché i richiami alla riservatezza dei potenti sono fuori luogo: il concetto della privacy va usato per altro. La autoregolamentazione è il sistema più incisivo per garantire che la stampa non superi i limiti della correttezza, richiamati anche dal Presidente della Repubblica Napolitano. Sanzioni penali o pecuniarie pesanti sono pericolose perché soffocano la libertà di stampa. Lo stesso rischierebbe di accadere con sanzioni a carico degli editori che potrebbero invitare direttori e giornalisti ad “essere prudenti”.

Sono le posizioni, contenute nella perorazione finale del presidente della Fnsi Roberto Natale, su cui si sono attestati i rappresentanti della categoria nella audizione alla Commissione Giustizia della Camera che si è svolta nel pomeriggio di mercoledì 30 luglio. La delegazione era composta anche da Guido Columba, presidente dell’Unci, Lorenzo Del Boca ed Enzo Iacopino, presidente e segretario dell’Ordine dei giornalisti, e dal segretario generale Franco Siddi.

Nel corso della audizione, durata oltre un’ora e mezza, i rappresentanti della categoria hanno sostenuto, in particolare con Del Boca, che il disegno di legge presentato dal governo ha un chiaro intento punitivo nei confronti dei giornalisti e di difesa dei politici e dei potenti; che le notizie non possono essere nascoste per sempre; che il confine temporale per poter dare le notizie è quello della comunicazione di garanzia all’indagato; che sarebbe una legislazione non in linea con l’Europa e con le indicazioni della Corte Europea dei diritti; che la verifica del rispetto delle norme deontologiche deve essere accelerata come l’Ordine richiede da tempo nell’ambito della riforma.

Columba ha sottolineato che nella relazione ai disegni di legge – oltre a quello del governo, ne hanno presentati il deputato di An Manlio Contento, e Lanfranco Tenaglia del Pd con contenuti non solo negativi - la presidente della Commissione, Giulia Buongiorno, ha affermato che la legge deve tutelare le indagini della magistratura e la riservatezza delle persone mentre ha trascurato un terzo fondamentale aspetto: il diritto della collettività a sapere quello che accade in modo completo, corretto e tempestivo, un diritto tutelato dalla Costituzione. Il presidente dell’Unci ha poi elencato i punti peggiori del disegno di legge del governo che annullerebbero la libertà di informazione e il diritto-dovere di cronaca: il divieto assoluto di pubblicare atti dell’indagine preliminare anche nel riassunto o nel contenuto anche quando non esista più il segreto; il segreto apposto non solo agli atti di indagine ma anche alle attività di magistrati e polizia giudiziaria; l’impossibilità di pubblicare il contenuto di intercettazioni legittimamente realizzate; la possibilità di dare notizie solo dopo l’udienza preliminare, cioè ad anni di distanza dagli avvenimenti; l’obbligo di pubblicare smentite senza commento anche quando contengano palesi falsità o calunnie e diffamazioni.

Siddi ha detto che la grandissima maggioranza delle intercettazioni pubblicate lo sono state nel rispetto della legge; che il segreto giudiziario deve avere tempi ben precisi; che il ddl del governo ha un taglio coercitivo e censorio per comprimere la funzione della stampa; che i cittadini devono sapere tutti i fatti che accadono, anche quelli scomodi; che le indagini giudiziarie richiedono notizie; che occorre cercare un equilibrio tra una giustizia giusta e una stampa libera.

Sono quindi intervenuti i deputati Palomba, Mantini, Contento, Tenaglia, Saperi, Rao, Zaccaria, Capanno, Rossomando, Ferranti, e la stessa presidente Buongiorno che hanno posto varie domande ed espresso opinioni.

I rappresentanti dei giornalisti hanno annunciato che invieranno alla Commissione anche dei testi scritti per sostenere le ragioni della libertà di stampa.

Le manifestazioni in giro per l’Italia – che hanno già toccato Venezia, Roma, Viareggio, Bolzano, Trento, Milano, Napoli, Senigallia – sono aggiornate a fine agosto: riprenderanno da Sabaudia, Firenze, Cagliari, Bari, Trieste.

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