Weblogic Joomla Template Demo

IL COMUNICATO SINDACALE, UNA PEPITA D'ORO PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Cuccurullo   
martedì, 21 novembre 2006
“Sfianchiamo gli editori con un comunicato al giorno… scritto in maniera comprensibile!” Questa la conclusione di un intervento-proposta di Claudio Cuccurullo, esponente del Cdr della Provincia Pavese, che riceviamo e volentieri pubblichiamo.

(...)
Tredici giorni di sciopero, cioè mezza mensilità. E’ il pesante obolo pagato dai giornalisti in nome del mitico e irraggiungibile nuovo contratto di lavoro. Altri giorni di sciopero sono minacciati, anche se sembra scongiurata la famosa “spallata” promessa dai vertici del sindacato: una settimana consecutiva di astensione dal lavoro. Gli editori hanno raccolto la sfida. La sensazione è che abbiano “qualche” arma in più e soprattutto una maggiore capacità di sopportare le perdite. Accettare la battaglia in campo aperto, quando c’è una tale sproporzione di forze e soprattutto una congenita incapacità della categoria a essere coesa, a mio modesto avviso è suicida.

Lo sciopero è l’arma finale, da usare con parsimonia. Invece qui la trattativa non è neanche iniziata. Allora è meglio utilizzare strumenti alternativi. Bisogna ribaltare la realtà, prendere l’”oggetto” del contendere (il contratto) e usarlo come una clava. Spremere l’attuale normativa e farne mangiare alla controparte l’amaro succo.

Invece di mettersi a fare il diavolo a quattro, forse è meglio riflettere sul fatto che il contratto che abbiamo non è proprio da buttare via. A patto di utilizzarlo e interpretarlo a nostro vantaggio. Abbiamo una miniera d’oro, basta dare un calcio qua e là che spuntano fuori pepite.

Una su tutte.

Il comunicato sindacale.

Di recente gli editori hanno fatto ricorso a una pubblicità a pagamento (!?!), che ci accusa delle peggiori nefandezze. Che noi non capiamo il difficile momento storico e che Loro fanno di tutto per aiutarci, che stanno difendendo i nostri posti di lavoro e il loro obiettivo primario è la libertà di stampa. Bene. Si apre il dibattito.

Come rispondiamo?

Con un comunicato. Il fatto è che noi dovremmo parlare tutti i giorni con un comunicato, da pubblicare sui nostri giornali o da trasmettere attraverso i nostri media. Ne abbiamo il potere. L’articolo 34 del contratto giornalistico recita: “Il comitato di redazione e il coordinamento dei comitati possono chiedere almeno tre ore avanti la chiusura della prima edizione al direttore, o a chi lo sostituisce, l’inserimento dei loro comunicati sulle pubblicazioni dell’azienda”. Il diritto a pubblicare comunicati ha queste limitazioni:

a) Lunghezza. “Tali comunicati dovranno contenersi in limiti ragionevoli di spazio”. Però, riferendosi ai quotidiani, 30-40 righe con un titolo adeguato sono più che sufficienti per spiegare le nostre ragioni.

b) Contenuto: “Riferirsi a problemi sindacali dei giornalisti”. Visto il ruolo pubblico che svolgiamo, la materia è comunque molto ampia e di fatto possiamo parlare di qualunque cosa.

c) Non passibili di querela. “Il sindacato del direttore del giornale, sul contenuto di tali comunicati, dovrà limitarsi agli aspetti che investono la sua responsabilità di fronte alla legge”. La normativa si rivela però ancora più favorevole in un altro punto, che può diventare l’autentico grimaldello per scardinare la porta chiusa degli editori: “L’eventuale dissenso sulla opportunità della pubblicazione sarà risolto dal rappresentante statutario dell’Associazione regionale della stampa o, per quanto concerne le agenzie di stampa, dalla Fnsi”. Magnifico.

Quindi: troviamo un argomento plausibile, scriviamo i comunicati e ne chiediamo la pubblicazione sul giornale (o la diffusione attraverso i nostri media). Tutti i giorni. Quando gli editori si saranno stufati, proveranno ad impedircelo. Ho sentito dire colleghi, con il sangue agli occhi: “Provino a rifiutarci un comunicato, gli piazziamo subito un bello sciopero”. Assolutamente no. Anzi. Prendiamo atto del rifiuto, con il sorriso sulle labbra, ringraziamo, e ci rivolgiamo al “rappresentante statutario dell’Associazione regionale della stampa”. Il quale si esprimerà, dopo aver sentito le parti. Magari dopo aver discusso con le parti di questioni sindacali. Non è difficile ipotizzare che ci darà ragione.

A quel punto avremo raggiunto due scopi:

1) Saremo riusciti a pubblicare quello che volevamo. Questo ci aiuterà a farci odiare un po’ meno dai nostri lettori, ai quali magari saremo riusciti a comunicare (vi prego, con parole semplici e comprensibili) che gli sfruttati siamo noi, che quelli che guadagnano stipendi faraonici nella nostra categoria sono l’eccezione e che le aziende editoriali macinano utili su utili, grazie anche all’aiutino dei fondi elargiti dal governo.

2) Avremo obbligato gli editori (se perderanno la pazienza) a sedersi a un tavolo di “trattative”, a discutere di argomenti sindacali e, per giunta, avremo come arbitro un giornalista. Non è quello per il quale abbiamo scioperato?

Claudio Cuccurullo (del Cdr della Provincia Pavese)
Ultimo Aggiornamento ( martedì, 21 novembre 2006 )
< Precedente   Successivo >

Benvenuto!

Stefano Passaquindici, 43 anni, eletto per Quarto Potere nel consiglio direttivo dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti in rappresentanza dei collaboratori è stato riconfermato presidente del Gist, il Gruppo Italiano per la Stampa Turistica. Passaquindici, pubblicista, lavora da 20 anni al Giornale.

News per sito