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Abruzzo: “Sei ragioni per dire no a questa gestione Inpgi”
di
Franco Abruzzo
Caro Barbiere,
mi affido alla tua nota generosità e ti chiedo di ripristinare
in prima pagina la par condicio tra la lista (inpgi.sicambia) di cui faccio
parte (come candidato sindaco) e quella di Autonomia e solidarietà
(che non è finita nelle “scartoffie utili”).
Dico no alla gestione attuale dell’Istituto per i seguenti motivi:
1. l’Inpgi non riconosce a favore dei free lance il diritto alla
cessione dei diritti, “tassa” in maniera iniqua il lavoro
occasionale e punisce i giornalisti pensionati ai quali nega il diritto
costituzionale al lavoro, non applicando la normativa generale sulla libertà
di cumulo;
2. l’Inpgi non ammette la pericolosità attuale dei bilanci
(incassiamo 100 e spendiamo 90) e non sollecita Governo e Parlamento a
ripristinare la scudo pubblico (che indirettamente già esiste,
essendo l’Inpgi sostitutivo dell’Inps). Il Ministro Maroni
ha aperto una falla recentemente (24 settembre 2003), quando ha costretto
l’Inpgi a riconoscere i contratti non giornalistici applicati ai
redattori degli Uffici stampa della Pubblica amministrazione. E’
una deregulation pericolosissima, perché potrebbe aprire la strada
ad altre eccezioni nel settore privato;
3. L’Inpgi non è un sindacato e non si comprende perché
il segretario generale della Fnsi debba far parte del suo consiglio di
amministrazione. Non si comprende soprattutto perché l’Inpgi
(che amministra soldi pubblici) debba finanziare (2,4 miliardi di vecchie
lire all’anno) il sindacato e le sue strutture periferiche in forza
di uno Statuito, scritto in violazione del Dlgs n. 509/1994 (la legge
sulle casse privatizzate). Non si capisce perché l’Inpgi
non metta in bilancio i 180mila euro all’anno che riceve dalla Banca
di Roma come “regalo” in cambio dell’affidamento della
tesoreria dell’Istituto;
4. Non ci comprende perché l’Inpgi debba avere uno statuto
antidemocratico che punisce la maggioranza dei suoi iscritti. Roma e Milano
hanno il 60 per cento degli iscritti, ma il 40% della rappresentanza:
21 consiglieri contro i 25 del 40 per cento. Il voto per posta favorisce
teoricamente comportamenti illeciti (la raccolta delle buste con le schede
in bianco), quando il voto, per Costituzione, deve essere “libero,
eguale, segreto e personale”. Il sistema elettorale consente il
cosiddetto "arraffo" delle buste!
5. Nelle piccole Regioni sta il segreto della vittoria dell'attuale maggioranza
che da 8 anni governa l'Istituto. Per di più sono proprio quelle
Regioni che da mesi (basta cliccare sul sito della Fnsi) hanno ricandidato
Cescutti alla presidenza dell'Inpgi e che fanno propaganda a senso unico
a favore di colleghi della sua cordata su notiziari delle Associazioni
stampa di categoria (come quelle della Liguria e dell'Emilia) finanziate,
come detto, dallo stesso Inpgi direttamente o tramite la Banca di Roma.
Siamo di fronte a un apparente voto democratico.
6. Un'enormità, ha spiegato Pierluigi Franz, è il meccanismo
della nomina di un consigliere di amministrazione da parte del Comitato
amministratore della Gestione separata, meglio nota come Inpgi 2. A questa
gestione sono oggi iscritti ben 16.400 giornalisti sia free lance, sia
già occupati a tempo pieno che svolgono collaborazioni giornalistiche,
sia liberi pensatori. Ebbene in tutta Italia vengono eletti appena 5 amministratori
con una scheda da 3 nomi. Il raggruppamento vincente avrebbe quindi la
maggioranza. Ma solo sulla carta. Assurdamente infatti non votano esclusivamente
i 5 neo eletti, ma votano in 9, cioè anche il Presidente e il Vice
Presidente vicario dell'Inpgi 1, cioè Cescutti e Saletti anche
se ormai in scadenza di mandato, nonchè i due consiglieri che rappresentano
la Presidenza del Consiglio e il ministero del Lavoro. Di conseguenza
il voto della base potrebbe essere ribaltato e sarebbe quindi inutile,
in quanto il consigliere d'amministrazione che rappresenta l'Inpgi 2 nell'Inpgi
1 è eletto dal Comitato amministratore Inpgi 2 anche con il voto,
che può essere decisivo, proprio di Cescutti e Saletti, che a loro
volta - se fossero rieletti dalla base come consiglieri generali - potrebbero
poi essere pochi giorni dopo riconfermati nell'importante incarico con
il voto, che può essere decisivo, proprio del neo consigliere che
rappresenta l'Inpgi 2! Ma se ciò accadesse non sarebbe forse uno
scandalo?
21
ottobre 2003
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