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Nicotri:
"Inpgi da cambiare, perché dobbiamo pagare noi i contributi
dei parlamentari?"
Propongo di battere cassa al mondo politico parlamentare perché
rifonda all’Inpgi le spese, se non i danni, di una vecchia e prolungatissima
pratica: regalare promozioni ai colleghi dei giornali di partito alla
vigilia della loro pensione, in modo che questa fosse più grassa
o comunque meno magra. Dopo una vita di stipendi all’osso, in qualità
di collaboratori più o meno fissi e redattori sempre ai minimi
tabellari, i colleghi degli organi di stampa di partito, da l’Unità
a Il Popolo, venivano spediti in pensione con i galloni di capi, capetti
e vice. Buon per loro. Ma non per l’Inpgi, che da loro aveva ricevuto
per anni solo contributi da caporale o da sergente, per poi vedersi costretta
a pagare pensioni da capitano o colonnelli. Bisogna fare un po’
di conti e renderli noti. Per poi battere cassa in parlamento.
Propongo anche di affrontare un altro malcostume a nostro danno, questa
volta ancora in vigore, come l'articolo 31, terzo comma, dello Statuto
dei lavoratori. Parlo della norma che consente a un giornalista eletto
deputato, senatore, europarlamentare, Sindaco di grande città o
Presidente di Regione, di vedersi accreditare dall'Inpgi i contributi
figurativi relativi al periodo del suo mandato come uomo politico, calcolati
però sull'ultimo stipendio percepito da giornalista. Ad esempio,
se il direttore del Tg1 Mimun diventasse deputato, l'Inpgi dovrà
accreditargli i contributi per i 5 anni di mandato parlamentare calcolati
sul suo non magro stipendio al Tg1. Mimun però dovrebbe contribuire
solo per la sua parte di circa il 7% della retribuzione figurativa, mentre
l'Inpgi dovrebbe accollarsi il restante 25%.
Fino a 3 anni fa per legge questo costo pesava per intero sulle spalle,
o meglio sul gozzo, dell'Istituto. Che cavolo c’entra l’Inpgi
se io, dopo il cavallo di Caligola, divento senatore, Cescutti presidente
del Veneto se non della Repubblica, Maurizio Calzolari europarlamentare
padano? Forse che saremmo rappresentanti dell’Inpgi anziché
del popolo italiano? E’ legittimo, anzi è decente che un
ente "privatizzato" si accolli pesantissimi oneri impropri come
questi? Inoltre l'art. 31 potrebbe discriminare gli stessi lavoratori
perché gli uomini politici avrebbero l'enorme vantaggio di godere
per gli stessi 5 anni di mandato di un duplice trattamento pensionistico:
quello dell'INPGI e quello dello Stato che alla fine del mandato paga
loro un sostanzioso vitalizio. Insomma, la morale è che un deputato
paga il 25% del contributo dovuto, ma incassa una pensione Inpgi e il
vitalizio della Camera, cioè il 200%! Durante un dibattito nella
redazione milanese di Repubblica ho appreso da Claudio Scarinzi di Inpgi.sicambia
e da Guido Besana di Nuova Informazione che i giornalisti in Parlamento
sono, se ho capito bene, 68 o 69. Se per tutti c’è il carico
sul gobbone dell’Inpgi, stiamo freschi.
Pierluigi Roessler Franz, al quale devo la scoperta di questo argomento,
in un convegno organizzato da Quarto Potere al Circolo della Stampa di
Milano, ha indicato non ricordo se in 12 mila o 24 mila miliardi di lire
la spesa globale, per giornalisti e non, subita dallo Stato per l’articolo
31. Una bella cifra comunque. Di questa somma, qual è la quota
sottratta (stavo per dire rubata…) all’Inpgi? Quale che sia,
facciamocela ridare.
Giuseppe (detto Pino) Nicotri
Candidato in Lombardia di Inpgi.sicambia
29
ottobre 2003
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