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Cescutti-testa
di ferro. Omonimi: poche regole ma confuse
Il Presidente
dell'Inpgi rifiuta il buonsenso e non ammette le contraddizioni sul "problema
omonimie". Gabriele Cescutti dice no, per motivi statutari e giuridici,
a una richiesta di convocazione del Consiglio di Amministrazione che ho
formulato con i colleghi Edomndo Rho, Enrico Castelli e Carlo Gariboldi.
Gabriele Cescutti dice che non è possibile convocare il CdA perché
la questione è stata dibattuta, e respinta, il 22 ottobre. Ma è
proprio per questo che chiedevo-chiedevamo la riunione.
La richiesta era contenuta in un esposto che richiamava il buonsenso suffragato
da buone argometazioni giuridiche che dovevano far riflettere i pasticcioni.
Un esposto che riguardava tutti i casi di omonimia e i casi di cognomi
uguali. Cescutti taglia corto, richiama il CdA del 1° ottobre che,
tra l'altro, ha stabilito "la possibilità per quanto riguarda
i giornalisti attivi di ritenere valida la preventiva rinuncia alla candidatura
alle elezioni rilasciata dagli omonimi appartenenti alla stessa circoscrizione".
In concreto: chi in Lombardia voterà Giovanni Negri, quel voto
verrà assegnato al Giovanni Negri che lavora in Rcs nella redazione
di Io donna ed è vicepresidente della Lombarda, e non al suo omonimo
che ha scritto la lettera di rinuncia alla candidatura alle elezioni.
La lettera di rinuncia l'hanno scritta anche gli altri sette colleghi
che portano il cognome Negri. Mi pareva un elemento di chiarezza, nel
solco di quanto stabilito per chi ha lo stesso cognome e nome. Non è
così. Tutti i voti che indicheranno il solo cognome saranno annullati,
sostiene Cescutti. E aggiunge che sulle schede è scritto molto
chiaro.
Un primo quesito. Lo Statuto e il regolamento non prevedono nulla sul
problema omonimie. Allora chi ha deciso di scrivere "regole"
sulle schede?
Un secondo quesito. Sulle schede sta scritto che in caso di stesso nome
e cognome è obbligatorio indicare anche la data di nascita. E questo
non vale più dopo la delibera del 1° ottobre. Ciò che
sta scritto sulle schede non è regolare.
Ma la perla sta nel modo in cui Cescutti sostiene che il voto con il solo
cognome va annullato. Sostiene Cescutti che l'elettore, badate bene, l'elettore
non il candidato, nel caso in cui il voto col solo cognome, ovvero Negri
per quanto mi riguarda, fosse assegnato a Giovanni Negri può rivendicare
che lui, elettore, non voleva votare Giovanni Negri, ma un altro Negri.
Fantastico, un collega vuole votare Andrea, Silvia o Carlo Negri e scrive
solo Negri. Qualcuno ci crede?
Per un attimo seguo Cescutti nel suo delirio: dato che "difendi"
i diritti dell'elettore e ignori quelli di chi dà la sua disponibilità,
hai avvisato i colleghi che chi vota Giovanni Negri vota per me e non
per il mio omonimo? Sulla scheda elettrale non sta scritto. E se qualche
elettore dice: "Io volevo votare l'altro Giovanni Negri" cosa
gli rispondi?
E a penna veloce-testa di ferro ricordo che non si tratta di cambiare
Statuto e regolamento in corsa perché né l'uno né
l'altro prevedono regole sui casi di omonimia. E dato che quattro anni
fa si è votato così, invece di colmare con la chiarezza
un vuoto, è giusto continuare con l'ambiguità in modo pasticciato.
Poche idee, ma confuse. Complimenti. L'esposto aveva l'obiettivo della
chiarezza, e valeva per tutti. Non ci sono solo Giovanni Negri, Edomndo
Rho, Enrico Castelli e Carlo Gariboldi. Ci sono Silvana Mazzocchi ed Enrico
Bartoloni (Roma). In Lombardia ci sono, per Nuova Informazione, Guido
Besana e il collega Giorgi, che di cognomi uguali al suo ne ha tre. Pensate
a Riccardo Sabbatini (due "b" e una "t" sola) candidato
nel collegio nazionale: incontra lo stesso cognome in Emilia-Romagna e
due in Lazio-Molise. E poi ci sono dei Sabatini, Sabattini. Anche Vera
Paggi farà i conti con Lazio e Liguria dove "abitano"
due colleghi con lo stesso cognome. Tanti auguri agli scrutatori.
Per ovviare era sufficiente dare credito e valenza ai candidati "informali"
che hanno inondato i colleghi di lettere e di e-mail per propagandare
la loro disponibilità. Le loro componenti li stanno sostenendo.
Li troverete davanti ai seggi elettorali. Chi vota sa che Giovanni Negri
è "quel" Giovanni Negri, come sa che Guido Besana è
il collega che lavora a Mediaset ed è membro di Giunta Fnsi e non
un altro. E così via. Era sufficiente agire come fanno altre categorie
professionali, gli ingegneri per esempio: quando non ci sono regole precise
si fa riferimento ai propri Ordini professionali. E il regolamento dell'Ordine
della Lombardia è chiarissimo su come andare alle elezioni.
Cescutti, la sua maggioranza e testa di ferro hanno chiuso gli occhi di
fronte all'evidenza. Pasticcioni e confusi.
Giovanni Negri
Vicepresidente
ALG
4
novembre 2003
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