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Giornalisti e inquilini INPGI: qualche idea per cambiare

Credo sia utile far rilevare una delle proposte dell’alleanza “inpgi.sicambia”, della quale mi renderò interprete puntuale se eletto nel nuovo Consiglio dell’Inpgi1. La proposta si può così riassumere: i giornalisti inquilini Inpgi hanno diritto ad avere una casa decente in un immobile decente con una manutenzione decente. Inoltre, chi vuole e può, ha diritto a comprare l’appartamento in cui abita per poter provvedere di tasca propria, finalmente, a tutto ciò cui c’è da provvedere.

Naturalmente ci sarà da risolvere il problema di come far convivere l’amministrazione condominiale degli appartamenti venduti con quella degli appartamenti invenduti rimasti all’Inpgi, specie in uno stesso immobile. Ma non è un problema insormontabile: lo hanno risolto tutti gli altri enti e istituti, lo può quindi risolvere anche il nostro. In ogni caso, basterebbe lasciare le cose come stanno: vale a dire, un solo amministratore di stabili e la usuale suddivisione delle spese in base ai millesimi di ciascuna abitazione, quale che ne sia il proprietario. Insomma, l’uovo di Colombo. In questo caso, di Nicotri.

Aggiungo che non si capisce per quale motivo i giornalisti, che con i loro soldi permettono all’Inpgi di esistere, debbano pagare alla stessa Inpgi affitti eguali e a volte superiori a quelli che pagherebbero a un qualunque altro padrone di casa. Sanare il bilancio Inpgi anche a spese dei suoi padroni, cioè noi, e dei suoi pensionati, cioè sempre noi, non appena diventano suoi inquilini? E’ senz’altro una bella trovata, molto cescuttiana, ma un po’ troppo da furbi: è come un editore che sana sì il bilancio, ma tagliando gli stipendi o instaurando una tassa di ingresso in redazione… Un altro uovo di Colombo, ma questa volta in versione Cescutti. Abbiamo forse scritto in fronte “Giocondo”?

Che fare? Diversificare. Ovvero: le case in affitto a giornalisti potrebbero essere a canone agevolato, a differenza di quelle in affitto a non giornalisti, che dovranno stare ai canoni di mercato.Già oggi gli affittuari non giornalisti non sono pochi, ma in futuro potrebbero aumentare con acquisti mirati. Credo inoltre sia da prendere in esame un’ulteriore diversificazione: perché solo case di abitazione privata? Se non sbaglio, ci sono nel mondo enti e istituti pensionistici che investono anche nell’immobiliare turistico, alberghiero, commerciale, direzionale, ecc.

Il settore immobiliare rende poco, pochissimo, ci sono investimenti azionari, o fondi variamente bilanciati, che rendono di più. E’ il caso di studiare soluzioni alternative, anche se l’immobiliare ha l’indubbio pregio di non subire crolli di valutazione, rivalutandosi sempre di più nel tempo, a meno di improbabili (?) guerre. Ma poiché tutti gli altri enti e istituti pensionistici hanno venduto l’immobiliare, i primi per legge e i secondi per varie convenienze, non si capisce perché mai il nostro beneamato Istituto debba fare eccezione.

Giuseppe (detto Pino) Nicotri
Candidato in Lombardia di Inpgi.sicambia

Ps: aggiungo che, se eletto all’Inpgi, curerò gli interessi di tutti i colleghi, non solo degli affittuari, tanto meno di quelli di una zona piuttosto che di un’altra.

23 ottobre 2003

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