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INPGI/
Sciopero della fame contro la strategia della “pasturazione”
(di Pino Nicotri)
Sciopero,
sciopero, sciopero! Sciopero della fame! La pratica dell’Inpgi,
portata meritoriamente alla luce da Franco Abruzzo, di pasturare le sedi
sindacali locali per accattivarsi la simpatia e quindi i voti degli iscritti,
con l’obiettivo “disinteressato” e filantropico di mantenere
in sella il vertice dell’Istituto, è una cosa abominevole
e gravissima. Non ha nessuna importanza e non fa affatto sparire il problema
se, come scrive Monica sul Barbiere della Sera, si tratta di una pratica
vecchia come il cucco, cioè nata con l’Inpgi stessa. Monica
ha torto marcio. E’ una pratica vecchia di 40 anni? Bene. Anzi male.
Si tratta di 40 anni di abusi, chiunque li abbia commessi. Adesso forse
si comincia a capire meglio il perché di certi valzer e tormentoni
ballati nei decenni passati da vertici sempre ottimi e abbondanti.
Perché si tratta di una prassi abominevole? Per il semplice motivo
che non è affatto detto che un collega, obbligato per legge a dare
parte del suo stipendio all’Inpgi, sia d’accordo che una parte
di questa parte venga regalata a un sindacato. Per giunta a sua totale
insaputa!!! Ma dove siamo, al sindacato unico di ventennale memoria? Al
sindacato giallo di fiat-esca memoria? Al sindacato unico e verticale
tenuto in piedi dal Soviet supremo?
Perché si tratta di una cosa gravissima? Per un altro semplice
motivo, e cioè che mentre con una mano agli affittuari delle case
di proprietà dell’Inpgi è stato aumentato l’affitto
del 33 per cento se già inquilini, e del 100 per 100 se inquilini
nuovi, con l’altra si regalano centinaia di milioni di lire al sindacato
delle sedi “amiche”. Capisco voler continuare ad avere le
mani sulla cassa, ma, ragazzi!, un po’ di decenza!
Finanziare o sostenere un sindacato può essere cosa encomiabile,
ma farlo di soppiatto è cosa abominevole perché c’è
anche chi magari non è d’accordo, forse preferisce che i
soldi (2 miliardi di lire, se ho ben capito. Altro che i buoni pasto del
buon Nicolò!) vengano dati ai poveracci, in borse di studio, alla
scuola di giornalismo, ai malati terminali, al volontariato. Persino,
tho!, ai Comitati Inquilini, che invece, pur essendo di fatto un sindacato
spontaneo, vengono combattuti a sangue anche e soprattutto dalla corte
Cescutti, come dimostra l’ignominioso capitolo, ormai decennale,
della guerra contro il Comitato Inquilini di via Missaglia e relativa
“anima nera”, alias il sottoscritto.
E parliamoci chiaro: sono stati dati quattrini anche ai sindacati nazionali
degli inquilini? Sì? No? BISOGNA SAPERLO CON CERTEZZA, perché
non riusciamo a capire come siano passati nel silenzio generale, o almeno
a bassa voce sindacale, i recenti grandi aumenti dei canoni, e anzi potremmo
insospettirci (sicuramente a torto).
Una volta ho fatto uno sciopero della fame di tre giorni contro i silenzi
di Cescutti, e ne è nato un imprevisto effetto valanga che, inopinatamente,
ha prodotto la mia candidatura per le prossime elezioni Inpgi1. Oggi ne
inizio un’altro contro questo modo scorrettissimo (stavo per dire
paramafioso, ma mi sono fermato in curva onde evitare il rischio di passare
dalla parte del torto) di regalare quattrini in modo non del tutto disinteressato.
Inizio io con uno sciopero della fame di due giorni. E propongo che gli
inquilini, non solo della ex via Missaglia, proseguano con un giorno a
testa, dandosi i turni. Così questa sacrosanta protesta durerà
almeno sino alle elezioni per il rinnovo dei vertici dell’Inpgi,
accompagnando come una gragnuola incessante di fischi la marcia elettorale
di Cescutti&C verso il mantenimento delle mani sulla cassa.
Giuseppe (detto Pino) Nicotri
Candidato in Lombardia di Inpgi.sicambia
23
ottobre 2003
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