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sito www.opinione.it
Marco Volpati mette a nudo gli errori di Cescutti
di Sergio Menicucci
Stanno arrivando
nelle case dei giornalisti le schede elettorali per il
rinnovo degli organi dirigenti dell’Inpgi. C’è tempo
per votare,
direttamente o per posta, fino al prossimo 8 novembre. Sono chiamati
alle urne 21 mila iscritti per la gestione principale (17.507 in
attività e 3.499 pensionati) e 10.293 per la gestione separata
per il
lavoro autonomo (Inpgi 2),categoria in cui rientrano professionisti in
attività, pensionati, pubblicisti e praticanti. Si conclude con
questa
tornata elettorale una fase durata otto anni. Una gestione quella del
presidente uscente Gabriele Cescutti, sostenuto dalla maggioranza
egemone del sindacato dei giornalisti Autonomia e solidarietà.
La
corrente di sinistra che detiene il potere anche alla Fnsi, alla
Casagit, all’Ordine nazionale e in molti ordini regionali. I giornalisti
liberi che si oppongono a questa gestione politica dei quattro organismi
rappresentativi del giornalismo sono dislocati soprattutto a Milano, a
Roma, a Napoli, a Torino, a Palermo.
Sono molti
i motivi di scontento per la gestione Inpgi, allontanatasi
dalla funzione di organismo di tutela e garanzia per tutti i
giornalisti, di qualsiasi tendenza politica e culturale fossero. Lo
stretto connubio Fnsi-Inpgi, ossia Paolo Serventi Longhi-Gabriele
Cescutti (entrambi leader del correntone di sinistra) ha portato a molte
scelte contestate e discutibili. Anche il dato di 47 milioni di avanzo
del bilancio 2002 sbandierato da Cescutti non soddisfa e non mette in
evidenza le difficoltà che incontra l’istituto e non solo
per la
questione dei pre-pensionamenti .Sulla regolarità delle elezioni
pesano,
comunque, alcune irregolarità procedurali sollevate dal fiduciario
e
presidente dell’Associazione stampa romana Pierluigi Franz . Ma
in
prospettiva c’è soprattutto la necessità di fare chiarezza
nei confronti
di chi ha lasciato il lavoro, di chiarire il ruolo dell’Inpgi 2
e di non
far diventare l’Inpgi 1 una immobiliare.
Partiamo dal
punto debole della categoria, i pensionati, abbandonati
nella contrattazione per il rinnovo del contratto biennale firmato da
pochi mesi. E lo facciamo con un milanese, una vita in televisione,
profondo conoscitore dei problemi della categoria, essendo stato ai
vertici del sindacato e dell’istituto di previdenza.
Marco Volpati
sei un pensionato recente, godi ottima salute ma sei
iscritto nel registro degli individui asociali che minano l’economia
della nazione e le speranze delle giovani generazioni, con la tua ottima
pensione. Sei un peso?
"Sfido l’impopolarità e vado controcorrente. L’ideologia
trendy
argomenta che in Italia la spesa sociale sia troppo alta. Più che
nel
resto d’Europa. Ma possibile, dico io, che nessuno ricordi che il
pensionato non riceve un assegno di assistenza a carico della fiscalità
generale ma incassa i proventi di quello che ha versato in una vita di
lavoro? C’è anche da dire però che non siamo ancora
al sistema
contributivo generalizzato. Sì. Il sistema retributivo può
comportare
qualche scompenso perché le pensioni si pagano con i versamenti
dei
giornalisti in attività".
Ma i pensionati
di oggi non hanno forse pagato, a suo tempo, per chi era
già a riposo? Non dovrebbero aver diritto allo stesso trattamento
ora
che tocca a loro? E non toccherà a chi oggi è in servizio
diventare un
pensionato? D’accordo sulla catena. Ma i giornalisti hanno qualche
titolo in più?
"Certo i giornalisti non beneficiano di alcun contributo statale.
Per le
loro pensioni vengono utilizzati soltanto i contributi degli iscritti
all’Inpgi. Sarebbe così anche per gli altri lavoratori Inps
se i conti
venissero limitati soltanto alle gestioni del lavoro dipendente. E poi
c’è la questione del mancato adeguamento al costo della vita.
Un
problema serio. Chi come me ha lasciato il lavoro da poco non se ne
accorge. Ma andando avanti con gli anni non si riesce mai ad inseguire
i
prezzi che aumentano. Il pensionato non ha carriera, scatti, aumenti
contrattuali. L’unica risorsa sono gli aumenti di pensione. All’Inpgi
non se ne fanno da anni, soprattutto ma non solo per colpa degli
editori. C’è la responsabilità di alcuni esponenti
dei giornalisti. Per
dirla con brutalità sembra che l’Inpgi veda il pensionato
come Custer
vedeva gli indiani: quello migliore è sempre quello morto".
Un’espressione
amara. Dura. Bocci una gestione di ben otto anni.
"A conferma della prima sensazione c’è la storia del
cumulo tra pensioni
e lavoro. L’Inpgi ha deciso di non adeguarsi alla norma generale
che
aveva abolito il divieto di cumulo tra pensione e lavoro autonomo. La
spiegazione, che non convince per niente, è che l’istituto
deve
tutelarsi da un grave rischio: che alcuni giornalisti si mettano in
pensione, continuando a lavorare in posizioni di rilievo con la formula
delle consulenze. Ma non è questa la generalità. Si aggiunga
anche che
molti sono i pensionati cosiddetti “pro quota”: quelli la
cui anzianità
contributiva totale è la somma dei versamenti a due o più
istituti
previdenziali (Inpgi, Inps, Enpals,Inpdai). Per gli altri enti il
pensionato è libero di cumulare, per l’Inpgi no. Come è
possibile? "
Altri casi
di errori di impostazione dell’attuale dirigenza?
"Un capitolo a parte a proposito di vessazioni merita il cosiddetto
Inpgi 2, la gestione separata per i contributi di lavoro autonomo. Gli
iscritti superano ormai le 10 mila unità. Ebbene le norme derivano
da
disposizioni di legge, ma nella loro gestione ha anche molta parte il
presidente e il consiglio di amministrazione dell’Inpgi che potrebbero
adottare una linea meno fiscale e inquisitoria di quella portata avanti
fino ad ora".
Sergio Menicucci
04
ottobre 2003
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