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L'INPGI deve cambiare: l'istituto è solido ma i conti non vanno

Maurizio Andriolo dice: "L’Istituto è solido ma i conti non vanno, in quanto:

- dal ’99 ad oggi le riserve patrimoniali pro capite sono diminuite dell’8%;

- il nucleo di valutazione della spesa previdenziale del Ministero del Welfare ha spazzato via ogni illusione di futuro roseo per le Casse tutte, in particolare per l’Inpgi che ha uno sfavorevole rapporto tra contributi incassati e prestazioni erogate, nonché esigue riserve tecniche;

- l’attuale maggioranza che governa ha ridotto le prestazioni. A questo punto i bilanci degli ultimi quattro anni sono stati “gonfiati” mediante l’iscrizione di ben € 135.573.963 (262,5 miliardi di vecchie lire) che avrebbero dovuto essere incassati, a seguito delle visite ispettive nelle aziende editoriali, per recupero contributi, sanzioni e interessi: del loro effettivo introito non vi è però traccia;

- gran parte degli attivi di bilancio recenti e di quelli previsti per il futuro sono dovuti all’aumento del numero dei contribuenti (Anti-Corallo e Pubblicisti ieri, addetti agli uffici stampa delle amministrazioni pubbliche domani) cui, finora non ha fatto riscontro un corrispondente aumento del numero dei percettori di pensione. Però l’Istituto ha contratto un debito con quei nuovi iscritti: cosa succederà domani e con quali risorse verranno pagate le future prestazioni ?

- l’INPGI, al contrario di quanto viene sbandierato dalla attuale maggioranza, si sta impoverendo sempre di più. Un dato numerico vale più di qualsiasi ragionamento: nel 1999 l’Istituto possedeva una riserva patrimoniale con cui far fronte ai propri impegni nei confronti dei giornalisti pari a € 78.804 per ogni posizione lavorativa; il bilancio 2002 evidenzia un dato corrispondente pari a € 73.030, con una perdita secca dell’8% in soli quattro anni;

- l’attuale maggioranza, che ha finora governato l’Inpgi, ha ridotto l’Istituto alla sclerosi burocratica.

- lo statuto dell’INPGI, concepito per dare rappresentanza a tutte le componenti del giornalismo italiano e per esaltare la ricchezza dei contributi locali (anche per le realtà che altrimenti non troverebbero spazi), è stato cinicamente utilizzato da Cescutti e compagni per mettere in piedi un sistema di scatole cinesi che garantisca la loro riconferma, anche se dovessero risultare minoritari nella categoria.

"Come candidato - spiega Andriolo - , auspico che al termine delle operazioni di voto non ci siano soltanto vinti e vincitori, pronti a farsi la guerra per i prossimi quattro anni, ma che nell’INPGI si cambi, torni a prevalere lo spirito di servizio e che, grazie alle indicazioni degli elettori, si realizzi la costituzione di un gruppo dirigente il quale sia reale espressione della composizione della categoria, dotato della autorevolezza e del consenso necessari rilanciare la crescita e lo sviluppo del nostro Istituto".

Milano, 3 novembre 2003

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