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DOCUMENTO DEL PRIMO INCONTRO NAZIONALE DI QUARTO POTERE

I giornalisti di Quarto Potere, riuniti nel Parco del Delta del Po Veneto per il primo Incontro nazionale del movimento, sottolineano con forza la necessità che i professionisti della categoria tornino a essere protagonisti dell’informazione. Gli attacchi all’indipendenza, l’invadenza del marketing, della pubblicità e della politica nel nostro lavoro rendono necessario un ritorno ai temi basilari della professionalità, dell’autonomia, dell’indipendenza dei giornalisti, che devono riappropriarsi del proprio ruolo per uno sviluppo compiuto del sistema democratico della società italiana.

La centralità del nostro lavoro all’interno delle aziende editoriali può e deve passare anche attraverso la partecipazione dei giornalisti al capitale azionario e alla gestione delle politiche delle società: durante l’incontro nazionale di Quarto Potere si è esaminato con interesse il modello del quotidiano francese Le Monde, i cui redattori controllano una quota importante dell’azienda e incidono concretamente sulle scelte editoriali del giornale.

Negli ultimi anni è profondamente mutato il modo di lavorare. Occorre anche affrontare il problema del mobbing, che sta devastando le redazioni. Un sempre più alto numero di giornalisti, senza alcun motivo, vengono messi all’angolo dopo anni di intenso e proficuo lavoro. Il nuovo giornalismo imposto dagli editori, spesso con la complicità dei direttori, è fondato sulla superficialità e sul pressappochismo. Quarto Potere dice no a queste forme di emarginazione e dequalificazione professionale, chiedendo alla Fnsi che venga reso attivo e operante l’osservatorio sul mobbing previsto dal contratto.

La flessibilità è entrata nelle redazioni stravolgendo il mercato del lavoro giornalistico. Accanto alle forme tradizionali del giornalismo garantito è cresciuto il ricorso a forme contrattuali nuove inserite in modo insensato (come il lavoro interinale) e senza garanzie nel contratto nazionale di lavoro giornalistico firmato nel 2001.

Il tema della flessibilità del lavoro deve essere affrontato in modo serio, per consentire uno sviluppo dell’attività giornalistica che regoli, tuteli e garantisca sia il lavoro in redazione, sia la libera professione. Anche l’ultima novità in tema normativo, la legge Biagi (recentemente approvata e i cui regolamenti di attuazione ancora devono essere varati), impone di ridefinire la cornice dei rapporti tra giornalisti ed editori. Occorre in particolare una forte azione sindacale per evitare che le collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) continuino a essere utilizzate nelle redazioni in modo improprio e illegale, in alternativa ai contratti di lavoro subordinato.

Il lavoro autonomo dei giornalisti va equiparato dal punto di vista economico a quello dei giornalisti contrattualizzati. L’equiparazione economica è la chiave di volta per consentire la tutela della dignità e della professionalità dei giornalisti che svolgono lavoro autonomo. Perciò Quarto Potere, in base anche alle indicazioni della Federazione europea dei giornalisti, propone alla Fnsi di presentare alla Fieg un tariffario a tempo per i liberi professionisti, che abbia come minimo l’equivalente del costo del lavoro di un redattore con più di 30 mesi di anzianità professionale.

La parte economica del contratto è scaduta da un mese e mezzo e siamo ancora in attesa dell’elaborazione della piattaforma. Un ritardo colpevole, aggravato dalle ipotesi di richieste diffuse dalla stessa Fnsi, decisamente insufficienti per la categoria poiché non tengono conto dell’effettivo aumento del costo della vita.

Quarto Potere chiede inoltre alla Fnsi di definire urgentemente i parametri per gli sgravi contributivi a favore del reinserimento nel mondo del lavoro dei colleghi disoccupati. Occorre un’azione più incisiva del sindacato, anche attraverso il monitoraggio degli effetti degli incentivi contrattuali e la puntuale revisione delle liste dei disoccupati, per ridare una speranza a migliaia di colleghi vittime di un fenomeno macroscopico e inaccettabile. Che è aggravato dall’ingresso ogni anno nella professione di centinaia di giornalisti neo-professionisti inoccupati.

In occasione del prossimo rinnovo contrattuale, Quarto Potere proporrà l’ipotesi di un contratto quadro unico per l’intera categoria con parte normativa comune e differenziazioni economiche per settori di attività.

Questo tipo d’impostazione si può estendere anche agli uffici stampa, con l’applicazione del contratto Fnsi-Fieg. La legge 150 impone l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti per chi lavora negli uffici stampa della pubblica amministrazione: Quarto Potere chiede alla Fnsi di iniziare al più presto le trattative con l’Aran per far recepire il contratto giornalistico, evitando ruoli subalterni rispetto a Cgil, Cisl e Uil.

La crisi di rappresentanza del mondo sindacale è un problema che riguarda non solo i giornalisti. Ma, in particolare, la crisi degli organismi della categoria impone un profondo rinnovamento che coinvolga la Fnsi, l’Ordine dei giornalisti, l’Inpgi, la Casagit e il Fondo di previdenza complementare.

La prima scadenza elettorale che la categoria dovrà affrontare è il voto per l’Inpgi. Un appuntamento importante, soprattutto alla luce delle ultime vicende che hanno coinvolto gli attuali vertici, che hanno dimostrato di non sapere gestire con efficacia e trasparenza l’istituto.

La riforma dell’Inpgi, varata lo scorso anno, è ancora bloccata. Il presidente e la maggioranza che ha governato negli ultimi anni l’istituto, peraltro, non ha mai fornito i numeri (richiesti da migliaia di iscritti) che stanno alla base della riforma.

Quarto Potere propone di elaborare un programma alternativo che consenta una svolta positiva per l’Istituto di previdenza dei giornalisti. Anche la gestione finanziaria del patrimonio dell’Inpgi presta il fianco a numerose critiche. In particolare, il peso degli investimenti immobiliari è ancora eccessivo sul totale degli impieghi, e non è in vista alcuna ipotesi di dismissione: cedere parte degli immobili a uso residenziale agli inquilini, ovvero agli stessi giornalisti iscritti all’istituto, consentirebbe un impiego più redditizio delle risorse finanziarie, ponendo tra l’altro l’Inpgi in linea con tutti gli altri istituti previdenziali professionali italiani e con le politiche degli enti pubblici.

Per quanto riguarda in particolare la gestione separata dell’Inpgi (la cosiddetta Inpgi 2), è necessario ripensare a fondo le regole di contribuzione, che attualmente non garantiscono l’obiettivo di costruire una pensione dignitosa per chi svolge la libera professione. L’intervento più urgente è l’aumento complessivo dei contributi, riequilibrando la quota percentuale a carico dei giornalisti, che deve essere inferiore a quella imposta agli editori. L’obbligo del versamento contributivo, ora in capo ai giornalisti, deve quindi essere trasferito alle aziende committenti. Inoltre, l’Inpgi 2 deve attenersi al reale spirito della legge, senza pretendere versamenti da chi esercita attività, come le collaborazioni occasionali e la cessione del diritto d’autore, per le quali le norme non prevedono contribuzione previdenziale.

Su tutti questi temi, Quarto Potere si riserva di elaborare ulteriori analisi e proposte più specifiche da sottoporre alla discussione nella categoria.

Quarto Potere
Delta del Po Veneto, 13 aprile 2003

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