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MOZIONE POLITICA DELL’ASSEMBLEA
DELL’ASSOCIAZIONE LOMBARDA DEI GIORNALISTI

Una Alg che vuole essere il sindacato di tutti i giornalisti della Lombardia non può che essere, prima di tutto, l'associazione sindacale di tutti i sindacalisti lombardi. La disaffezione e la lontananza di tanti colleghi, la perdita di fiducia nell'agire collettivo hanno raggiunto livelli così alti e pericolosi da non consentire alla nostra Associazione il lusso di sprecare le energie di chi ancora accetta d'impegnarsi. E' decisivo che la Alg inizi subito a recuperare rappresentatività, imparando ad ascoltare con pazienza i colleghi, a convincerli che la sua forza è la loro forza, a mettere problemi e persone al centro della sua azione. La Fnsi a sua volta deve rispettare e valorizzare l'autonomia dell'Alg e di tutte le Associazioni regionali, come previsto dallo Statuto federale, evitando indebite interferenze che minano sia l'unità sindacale sia l'efficacia dell'azione a sostegno dei colleghi a livello regionale.

L'unità è lo strumento fondamentale dell'azione sindacale. Va costruita e coltivata valorizzando le differenze, facendo tesoro delle critiche, esercitando il dubbio, riflettendo senza pregiudiziali sugli errori del passato, riscoprendo l'autocritica. Solo dando piena cittadinanza a tutti i dissensi la Alg potrà mantenere la sua coesione e allargare i propri confini. La distinzione fra maggioranze e minoranze deve restare ben netta, ma va munita di un sistema di norme che irrobustiscano la democrazia interna. A tutela di ogni minoranza nei confronti di qualsiasi maggioranza, quella attuale come quelle che potranno determinarsi in futuro.

La presidenza della Alg deve rafforzare il suo carattere di garanzia. Le norme sulla incompatibilità vanno estese e completate con regole che impediscano a ogni collega di ricoprire lo stesso incarico sindacale per più di due mandati consecutivi. Il periodico Giornalismo e il sito Internet della Alg di prossima costituzione devono essere adeguati, aperti e gestiti in modo da dare spazio a tutte le voci.

Vanno migliorati i servizi di tutela legale e potenziati quelli gratuiti di consulenza contrattuale, sindacale e fiscale a favore degli iscritti contrattualizzati e freelance. Ai Comitati di redazione vanno offerti, oltre ai servizi di consulenza, corsi di formazione e aggiornamento. La divaricazione fra garantiti e non garantiti va riconosciuta per quello che è: non un gioco a somma zero, dove si toglie qualcosa agli uni per dare qualcosa agli altri, ma come uno strumento della controparte editoriale per restringere l'autonomia, i diritti e la sicurezza di tutti. E dunque, in ultima analisi, per ridurre il giornalismo a merce ed erodere il diritto collettivo all'informazione.

La disaffezione del pubblico nei confronti dei media rispecchia quella dei giornalisti verso la loro professione, il loro ruolo sociale, la loro vita associativa. Un sindacato più democratico ed efficiente al suo interno deve perciò tornare ad aprirsi all'esterno, per superare la crisi di funzioni, d'identità, di ruolo che tormenta la categoria e la condizione d'isolamento sociale che ha contribuito in misura decisiva all'insuccesso dell'ultimo rinnovo contrattuale. Condizione necessaria è la rottura delle logiche di appartenenza o vicinanza politica che hanno spesso condizionato l'azione dei gruppi dirigenti. La vita sindacale va sfrondata di ogni interesse estraneo a quello, centrale per la nostra professione, del lettore, ascoltatore, consumatore d'informazione. E' all'esterno che vanno cercate le alleanze necessarie per rialzare la testa; non più attraverso i vecchi rapporti privilegiati con i partiti, ma cercando collegamenti con la società civile, con sindacati, associazioni, organizzazioni di cittadini consapevoli che un'informazione avariata guasta la democrazia stessa.

E' con i cittadini che condividiamo l'obiettivo di un'informazione di alta qualità. Non più con gran parte degli editori, interessati solo a trasformare le redazioni in catene di montaggio, a ridurre giornali e trasmissioni in piattaforme pubblicitarie o strumenti di supporto ai propri interessi economici e di assetto del potere. E nemmeno, purtroppo, con tanti direttori, che ciecamente accettano di degradarsi da primi fra i giornalisti a ultimi fra i manager dell'azienda editoriale.

Se la battaglia per la separazione fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario è iniziata oltre duecento anni fa, comincia ora quella per la divisione fra potere politico, potere economico e potere dei media. Una sfida da cui dipende la nostra sopravvivenza. Una sfida che riguarda tutto il sindacato nazionale, ma che può e deve partire dalle Associazioni regionali. E a maggior ragione da una regione da sempre centrale e fondamentale per il giornalismo e per il sindacato come la Lombardia.

Mozione presentata dai giornalisti di Quarto Potere e approvata dall’assemblea dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti

Milano, febbraio 2002

Per contattare Quarto Potere, scrivi all'indirizzo: news@quartopotere.org.

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